Imprenditore denuncia due banche per usura

3 Agosto 2016

Era titolare di una società, fallita, che si occupava di playstation e videogiochi Rischia di perdere la casa e lancia un appello per accedere al Fondo di solidarietà

PESCARA. Il fallimento dell'azienda di videogiochi, le ipoteche, la perdita di tutti i beni tra case, terreni, automobili e gioielli, i debiti e i gravi problemi di salute conseguenti al tracollo finanziario.

Sono le ragioni per cui un imprenditore pescarese ha denunciato due banche locali per "fatti di usura" e "raggiro" da parte degli istituti di credito e ora chiede, con istanza inviata al prefetto il 20 luglio scorso, la concessione della sospensiva del blocco degli immobili per poter accedere al Fondo nazionale di solidarietà per le vittime dell'estorsione e ottenere i benefici economici per «restituire dignità a me stesso e alla mia famiglia e poter ripartire con una nuova attività».

Gaetano Longhitano, 52 anni, originario di Catania, residente da 25 anni a Pescara, sposato con un’abruzzese e padre di un ragazzino di 13 anni, si ritiene «vittima di tassi usurai» da parte di due delle sette banche con le quali collaborava quando era a capo dell'impresa, da lui fondata, la Mgm Multimedia di via Vespucci (con sedi anche a Ortona, Rieti e Roma) dichiarata ufficialmente fallita dal tribunale di Pescara il 28 dicembre 2009.

«Tutto ha inizio», racconta, carte alla mano, l'ex imprenditore che da sette anni non lavora e vive grazie alla solidarietà di parenti e amici, «quando nel febbraio 2009 un mio fornitore di videogiochi e playstation denuncia lo smarrimento, mai avvenuto in realtà, di 15 assegni per un importo di circa 100mila euro. Somma mai incassata e merce mai arrivata, ma da quel momento, il giro bancario si interrompe e comincia la mia discesa nell'inferno. Ad aprile avevo le ipoteche su un terreno a Penne, automobili, moto e sulle due case, una all'Aquila (già venduta) e l'altra di via Vespucci dove ancora risiedo con la mia famiglia, come "custode dell'immobile" come si legge nella curatela fallimentare, ma che rischio di perdere in tempi brevissimi. L'attuale abitazione, di 200 metri quadrati, del valore di 800mila euro, è stata battuta all'asta per 162mila euro (base d'asta 126mila), già ritirati dalle banche verso le quali ho ancora un debito di oltre 150 mila euro. In questi anni, per sopravvivere abbiamo venduto anche i gioielli, oltre all'aiuto di familiari e amici che ringrazio profondamente soprattutto perché mi hanno permesso di far studiare mio figlio, che riporta a casa pagelle da dieci e lode».

Attraverso gli avvocati Gianluca Pizzuti e Roberto Luciani, Longhitano, nel tempo, cerca un accordo con le banche allo scopo di «togliere le ipoteche, vendere gli immobili e ricominciare». Ma non ce la fa: «Tutti i tentativi sono stati inutili e nel frattempo mi ammalo di tumore con complicanze di problemi cardiaci, problematiche che non posso monitorare perché non ho più soldi».

Il 9 giugno 2015, con successiva integrazione del 2 ottobre, Longhitano firma la denuncia-querela, inoltrata in Procura, nella quale si legge che si ritiene «non solo vittima di fatti di usura», ma si sente anche «raggirato» dagli istituti bancari, i quali, perfettamente «consapevoli dello stato di bisogno» in cui l'imprenditore versava, sostenuto dalla moglie nell'attività di famiglia, hanno «praticato tassi di interesse molto più alti di quelli legittimamente praticabili». A questo punto, «senza soldi, pieno di debiti e malato gravemente, chiedo l'accelerazione della sospensiva del blocco dei beni, ferma da più di un anno, per poter accedere al fondo nazionale antiusura, con il quale potrei avere la possibilità di salvare la casa e aprire un'altra attività».

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