«Imprenditore vittima di usura» Nei guai i direttori di 5 banche

3 Dicembre 2019

Il giudice respinge la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Teramo e dispone l’imputazione coatta per i 7 indagati. Il caso venne sollevato dall’associazione Sos utenti di Pescara

PESCARA. Cinque istituti bancari a carattere locale e nazionale finiranno sotto inchiesta per usura insieme ai vari direttori, ben sette, che si sono alternati nel periodo di riferimento dell'indagine esplosa nel 2017 (i fatti però sono retrodatati di diversi anni), con la denuncia di un imprenditore della provincia teramana.
Si tratta di un passaggio di notevole importanza, che può segnare un punto di partenza anche di rilevanza nazionale per tutti coloro che quotidianamente combattono, non certo ad armi pari, con le intricate regole bancarie, come nel caso che riguarda appunto questo imprenditore del settore dei trasporti che ha dato il via all'inchiesta e che vide moltiplicarsi in maniera esponenziale i suoi debiti a causa proprio di quegli interessi ritenuti usurari.
Il merito di questa svolta in ambito giudiziario va ascritto all'associazione Sos Utenti di Pescara, da anni al vertice nella difesa dei diritti dei cittadini. Un successo doppio per l'avvocato Emanuele Argento, vice presidente dell'Associazione, che nella sua veste di legale ha seguito sin dall'inizio la vicenda in questione, e che è riuscito a capovolgere una situazione che sembrava irrimediabilmente compromessa dopo la richiesta di archiviazione firmata dal pm teramano. Ma, nonostante che questo tipo di indagini siano finite troppo spesso in archivio nel tribunale di Teramo (tanto che la Sos Utenti presentò a riguardo anche un esposto), questa volta il gip ha rigettato la richiesta di archiviazione e disposto l'imputazione coatta per i sette bancari indagati, per il reato di usura, rimettendo il fascicolo al pm Laura Colica, imponendo la formulazione del capo di imputazione. Uno dei principi importanti evidenziati in questa vicenda riguarda in particolare il fatto che le indicazioni della Banca d'Italia (partecipata quasi esclusivamente da banche, ossia, dai propri "controllati"), devono essere intese come informazioni statistiche, che non possono però far derogare da quello che la legge stabilisce sul reato di usura. Il consulente del pm aveva infatti effettuato il calcolo utilizzando esclusivamente quel sistema della Banca d'Italia contestato, a ragione, dall'avvocato Argento, affermando peraltro che c'era stato sicuramente un superamento della soglia che determina l'usura, ma che sarebbe stato fatto in maniera saltuaria e per importi minimi. «Detti rapporti», scrive il legale pescarese nella sua opposizione all'archiviazione, «sono stati oggetto di specifiche analisi tecnico-contabili che hanno evidenziato l'applicazione da parte delle banche, per quasi l'intera durata dei rapporti, di molteplici addebiti di natura illecita, non solo a titolo di anatocismo, ma soprattutto a titolo di usura». «Pertanto», aggiunge il legale, «la funzione che nell'ambito del reato di usura è stata demandata alla Banca d'Italia è quella di "fotografare" l'andamento dei tassi, ossia essa ha una funzione "statistica" di rilevazione». Argento cita anche i tassi di interesse delle commissioni di massimo scoperto, «che hanno sforato le soglie di riferimento in maniera pressoché sistematica». Secondo quanto sostiene l'associazione Sos Utenti nella sua opposizione, al di là degli accertati superamenti dei tassi usurari, «dalla lettura degli estratti conto e dai tabulati delle consulenze in atti, emerge con imperiosa evidenza come i rappresentanti delle banche, pur conoscendo perfettamente lo stato di crisi in cui si trovava l'Azienda della parte offesa, hanno applicato costantemente interessi al limite del tasso di soglia di usura, introitando sproporzionati e ingiusti vantaggi».