Imprenditori a rischio processo: «Fondi ottenuti senza requisiti»

6 Settembre 2022

Sono due pescaresi e un vastese: con il bando “Fare centro” hanno avuto 200mila euro dalla Regione  Le accuse a vario titolo: falso ideologico, evasione fiscale, indebita percezione di erogazioni pubbliche 

PESCARA. In tre rischiano di finire sotto processo per essersi aggiudicati un bando regionale da 200 mila euro pur non avendo, secondo quanto sostiene la procura di Pescara, i requisiti necessari per ottenere quel finanziamento. I tre sono il titolare della società che partecipò al bando (E.P. pescarese di 38 anni), il titolare di un’altra ditta che si sarebbe prestato a fornire una parte della documentazione indispensabile per ottenere quei soldi (F.D.B., 53 anni, originario di Teramo ma residente a Pescara) e un professionista (N.R., 38 anni di origine vastese) che avrebbe dichiarato la regolarità di alcuni dei passaggi tecnici contestati dal pm Fabiana Rapino, la quale ha chiuso l’inchiesta presentando al gip la richiesta di rinvio a giudizio per i tre imputati.
I reati contestati dalla procura vanno, a vario titolo, dal falso ideologico commesso da privato in un atto pubblico, alla indebita percezione di erogazioni pubbliche a danno dello Stato e all’evasione fiscale legata a presunte false fatturazioni. Il progetto per il quale erano stati messi a disposizione quei 200 mila euro dalla Regione Abruzzo, era intitolato “Fare centro - Il rientro delle attività produttive nei centri storici”.
Per far sì che quella documentazione fosse completa, era però necessario dimostrare l’acquisto di alcuni giochi gonfiabili (nella circostanza nove giochi) e per questo motivo il legale rappresentante della ditta che partecipava al bando si sarebbe rivolto al titolare della società che commercializzava i giochi per avere un documento contabile che dimostrasse l’avvenuto acquisto della merce. Una fattura da 49 mila euro ritenuta falsa dalla procura, in quanto quel materiale non sarebbe mai stato realmente acquistato, stando almeno alle indagini svolte dal magistrato. Non solo, ma per avvalorare in maniera ufficiale che quella pratica era perfettamente in regola sotto ogni punto di vista, uno dei tre imputati, il revisore legale, con «perizia giurata al tribunale di Vasto attestava falsamente», come si legge nel capo di imputazione, «che il progetto era stato completamente realizzato nel periodo 30 ottobre 2018 - 20 ottobre 2020».
E per finire, la procura contesta alla società che si aggiudicò il bando, il fatto che per evadere l’imposta sul valore aggiunto, con quelle false fatturazioni, avrebbe indicato nel modello Iva 2021, «elementi passivi fittizi risultati maggiorati» per l’anno 2020. La Regione Abruzzo è stata indicata come parte offesa e adesso spetterà al gup decidere se mandare o meno sotto processo i tre imputati.