Imprese vicine al baratro: il prefetto chiama le banche

L’appello delle associazioni dopo gli addebiti per gli interessi sui fidi del 2020
PESCARA. Intervenire sulle banche prima che sia troppo tardi per le imprese. È questo l’appello che Confcommercio e Confesercenti hanno lanciato al prefetto Giancarlo Di Vincenzo sollecitando un incontro con i rappresentanti del sistema bancario. Una richiesta accolta in tempi rapidi, visto che l’appuntamento si terrà nei prossimi giorni, tra giovedì e venerdì, e in quella sede le associazioni di categoria racconteranno tutte le difficoltà di un momento drammatico, aggravate dalla scadenza di questi giorni. E parleranno anche di uno spettro che rischia di diventare realtà, quello dell’usura.
Nelle ultime ore, tra il 28 febbraio e il primo marzo, molte imprese si sono viste «addebitare sul conto corrente gli interessi per il fido concesso lo scorso anno. La nostra richiesta al prefetto è di intervenire sul sistema bancario, affinché le imprese possano chiedere di frazionare il pagamento degli interessi in più volte», spiega Riccardo Padovano, presidente della Confcommercio. «Sarebbe un primo passo» per evitare il peggio perché chi non dispone di queste somme «finirebbe nella centrale rischi e sarebbe classificato come cattivo pagatore». È vero, ci sono delle «regole bancarie, ma si può fare una eccezione, se si usa il buon senso» e può servire a «non finire nel giro dell'usura, un pericolo che purtroppo è concreto anche se vige l’omertà, non lo raccontano neppure». Proprio su questo si sofferma Padovano, visto che a Pescara è stato istituito uno sportello di ascolto. «Bisogna evitare che le imprese ci arrivino, a quello sportello. E non sto difendendo chi si gioca tutto alle slot machine, sto difendendo le imprese che hanno partita Iva e conto corrente ma sono in difficoltà per il Covid». La parola chiave dev’essere «elasticità, da parte degli istituti di credito», anche perché nei prossimi mesi «le imprese avranno bisogno di sostegno per ripartire, per cui è importante che dalla prefettura arrivi un input anche sui finanziamenti. Il fondo perduto non basta e serve l’intervento della Regione per un contributo in conto interessi».
Per chi non lavora è importante «riuscire a dilazionare il pagamento degli interessi sugli affidamenti bancari dell’anno scorso» anche perché di questi tempi «anche mille euro sono tanti», commenta Gianni Taucci, direttore della Confesercenti, alla luce della richiesta di incontro che il presidente Raffaele Fava ha inviato al prefetto. «Abbiamo contattato l’Associazione bancaria italiana (Abi) ma riteniamo che l’unica figura che può sensibilizzare il sistema bancario sia quella del prefetto, dopodiché speriamo che la risposta delle banche arrivi in tempi rapidi». Che serva un’apertura nei confronti delle imprese non c’è dubbio. «Le liquidità», fa presente Taucci, «cominciano a scarseggiare per tutti. Le difficoltà si fanno sentire anche per chi aveva le spalle grosse. Insomma la situazione va peggiorando, per via del Covid-19, e se non si avverte la criticità è solo perché le attività sono chiuse». La Confesercenti immagina che «molti resteranno aperti solo perché sperano nei ristori ma li usavo per vivere, non per mantenere l'azienda. Già immagino quanti non saranno in grado di restituire i finanziamenti ottenuti dalle banche e garantiti dallo Stato». In uno scenario agghiacciante, che non lascia spazio alla speranza, «è reale il rischio che le imprese vengano riacquistate a quattro soldi dalla malavita perché alcuni sono alla canna del gas. Forse sarebbero disponibili a vendersi tutto, magari con poche attenzioni ad alcuni passaggi, rischiando di restare invischiati. Eppure le banche continuano a imporre vincoli, non c’è elasticità nell’affiancare le imprese». Di fronte a una «grande preoccupazione per l’usura, la prefettura deve promuovere un focus e aumentare le sentinelle sul territorio». Intanto le imprese si trovano ad affrontare un’altra grana, segnalata a Confesercenti. «Sono in corso i controlli dell’Inps sulla cassa integrazione erogata dopo il lockdown. Cioè, la verifica avviene a 365 giorni di distanza dai fatti, ed è inaccettabile, significa giocare. Allora si trovi una soluzione, si pensi a una moratoria per gli errori di minor conto. E il prefetto lanci una richiesta anche su questo».
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