In 200 al cimitero per trattenere la salma a Bussi

31 Marzo 2015

La madre vuole portare la bara del figlio a Pescara, ma il paese si ribella. In tanti la convincono a non farlo e alla fine il carro funebre riparte vuoto

BUSSI SUL TIRINO. Si radunano in 200 al cimitero per «manifestare dispiacere» contro il volere di una madre che vuole portare la bara del figlio morto nel cimitero di Pescara. Andrea Piersante, il 35enne idraulico deceduto lo scorso 20 novembre dopo un incidente stradale sul «rettilineo della morte» – lo stesso posto dove perse la vita anche l'ingegnere Piero Ricci, di Città Sant'Angelo – è stato sepolto in un loculo dei nonni, Nina e Francesco, con i quali viveva da oltre vent’anni.

La sua famiglia era con i suoi nonni e il suo paese era Bussi, mentre la madre vive a Pescara. Andrea era un giovane amatissimo dalla comunità bussese, alla quale egli stesso era molto legato. Di Andrea si racconta che non avrebbe mai voluto allontanarsi dal suo paese, dove, orfano di padre, aveva deciso di vivere. Per lui i due nonni erano tutto e lui per i due anziani era la ragione della loro vita. La sua morte improvvisa addolorò tutto la cittadina. Ecco perché, non appena è circolata la voce che la madre sarebbe arrivata con una impresa di pompe funebri per trasferire la bara, spontaneamente, i bussesi si sono presentati al cimitero, silenziosamente, per dimostrare che l’attaccamento al giovane morto non è altro che il sentimento che Andrea aveva verso i suo paese e i suoi abitanti. A dire questo grande legame alla madre non sarebbero stati certo capaci di farlo i nonni, che dal giorno della scomparsa del nipote sono rimasti avvinti dal dolore e ieri non sono stati in grado di essere presenti tra la folla.

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Eppure non è stata la presenza dei 200 compaesani a impedire alla madre di portare via la bara del figlio. Per estrarla dal loculo avrebbe avuto bisogno dell'autorizzazione dei proprietari, che sono i nonni, senza la quale l'addetto non avrà il via libera a rompere il sottile paramento murario. Così la madre ha dovuto desistere e tornare sui suoi passi. Al cimitero c’erano anche il sindaco, Salvatore Lagatta, e il comandante dei carabinieri, il maresciallo capo Francesco Macchia, i quali hanno solo assistito a quanto accaduto senza minimamente intervenire.

Certo i bussesi hanno tirato un sospiro di sollievo, che potrebbe però essere solo temporaneo, poiché una madre ha sempre diritto di decidere dove debba essere sistemata la bara del figlio. Le speranze degli intervenuti (e 200 per un piccolo centro come Bussi non sono pochi) e che nel lasso di tempo che intercorrerà fino al giorno in cui la mamma potrebbe munirsi dei permessi necessari ad aprire il loculo, possa esserci un ripensamento e lasciare Andrea nel cimitero del paese, sicuri che il giovane, amatissimo e nelle grazie di tutti, avrebbe voluto rimanere lì anche da morto.

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