In 300 protestano contro il piano spiaggia

19 Gennaio 2016

La campagna «Io voglio vedere il mare», gli ambientalisti pronti a invadere il Comune

PESCARA. Sono già più di 300 le persone che hanno deciso di schierarsi con la campagna Io voglio vedere il mare che contesta il nuovo Piano spiaggia del Comune, ancora in fase di discussione: i 300 hanno dato la loro solidarietà alla protesta scrivendo una mail all’indirizzo iovogliovedereilmare@gmail.com. A lanciare la campagna è stato l’ex deputato ed ex consigliere di Rifondazione Maurizio Acerbo. La manifestazione virtuale contro quello che gli ambientalisti hanno ribattezzato «lungomuro» al posto di lungomare si accompagnerà alla battaglia amministrativa e alla protesta in strada e sulla spiaggia.

«Insieme alle altre associazioni stiamo stilando le osservazioni», dice Loredana Di Paola del Forum Acqua. Del piano spiaggia in discussone, gli attivisti e gli ambientalisti del Forum H2o, Pescara Punto Zero, Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Marevivo e Miladonnambiente contestano «un aumento delle superfici occupate e delle volumetrie del 30%, con ulteriore incremento dato dallo scomputo di tutti gli impianti mobili ( tendaggi e gazebi, parchi gioco, arredi esterni, piattaforme, locali tecnici); un aumento dell’occupazione del fronte mare; la possibilità di dare destinazione ricettiva trasformando i balneatori in affittacamere». Poi, c’è la norma più contestata: «Chiediamo alla Regione, visto che questa possibilità è stata introdotta proprio dal piano regionale, di cancellare la norma che prevede che le attività aperte tutto l’anno e che hanno almeno 10 dipendenti possano arrivare a 500 metri quadrati, raddoppiando così l’attuale limite massimo».

Dopo il primo passaggio nella commissione comunale Grandi infrastrutture, ce ne sarà un altro e infine il pacchetto di norme sarà votato dal consiglio comunale: l’obiettivo della giunta Alessandrini è chiudere il cerchio entro fine gennaio ma, probabilmente, il termine slitterà. Anche perché le frizioni interne non mancano. «I consiglieri che non devono difendere interessi particolari ci stanno riflettendo», dice Di Paola, «noi protesteremo anche in consiglio. Comunque, se non si mette mano all’inquinamento del fiume e del mare, a partire dalla depurazione, gli stabilimenti potranno ingrandirsi quanto gli pare ma il mare resterà sempre non balneabile. A Pescara, anche un bambino capirebbe che non si può aumentare l’occupazione della spiaggia neanche di un metro quadrato. Invece», dice ancora Di Paola, «si dovrebbero far rispettare le norme del precedente piano, con la liberazione della visuale del mare in corrispondenza di vie e piazze. Sanare gli abusi esistenti e dare la possibilità ai piccoli di diventare ancora più grandi non è la scelta giusta. Del resto, finora, anche la Cna si è detta contraria». Tra i non favorevoli anche gli albergatori.

Tra le iniziative in programma, Corrado Di Sante, segretario provinciale di Rifondazione, annuncia: «Dopo il lancio della campagna sui social network, vogliamo andare in spiaggia per mostrare alla gente e alle istituzioni gli abusi che ci sono ancora, dalle fioriere alle strutture mobili che pochi rimuovono. Una sorta di horror tour come quelli che abbiamo già fatto lungo i fiumi inquinati. Vogliamo organizzare anche una biciclettata. La spiaggia è un bene in concessione ai balneatori ed è di tutti anche se spesso abbandonato alla mercè di pochi. Chiediamo il ritiro del piano e l’apertura della discussione».

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