«In Abruzzo massima allerta perché ogni 10-15 anni si verifica una scossa forte»

28 Agosto 2016

Il sismologo Gianluca Valensise parla dei possibili pericoli e dei legami col 6 aprile «Tra il Fucino e Pescasseroli una delle zone più a rischio, poi c’è la Valle Peligna»

L’AQUILA. L’Abruzzo e la Calabria sono le regioni d’Italia a più alto rischio sismico. In Abruzzo, più che in Calabria, avvengono terremoti con frequenza. In media, uno di una certa intensità ogni dieci, quindici anni. C’è poco da stare tranquilli se si pensa a ciò che accade sotto ai nostri piedi. Ne abbiamo parlato con Gianluca Valensise, dirigente dei Laboratori di geologia e geotecnologie dell’Ingv di Roma, tra i massimi esperti italiani di faglie.

Dottor Valensise, dopo la scossa di Amatrice e dopo appena sette anni è tornata la paura nel vicino Abruzzo. Qual è la situazione?

«La faglia che ha generato quest’ultimo terremoto è una gemella di quella dell’Aquila. Una faglia importante e simile come geometria e tipo di movimento».

L’altro giorno la Commissione grandi rischi ha diramato una nota. Evidenzia che esistono tre aree contigue alla faglia responsabile della sismicità in corso che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni e hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo, da 6 a 7 gradi della scala Richter.

«Il pezzo di faglia a nord dell’Aquila non è del tutto disattivato. Visti i precedenti, la Commissione si è tenuta un po’ larga. Ma sì, tutte le faglie del Reatino sono da osservare con attenzione perché non ci sono stati terremoti storici in epoche recenti».

E in Abruzzo?

«Esistono almeno sei sorgenti sismogenetiche e sono quelle che danno origine agli eventi sismici. Sono tutte attraversate da innumerevoli faglie attive. Le sorgenti possono essere paragonate a binari che corrono parallelamente alla catena appenninica o vanno dai monti verso il mare. Il primo binario è quello occidentale, dal Molise al Reatino. Ha dato origine al grande terremoto del 13 gennaio 1915 che distrusse la Marsica. L’altro binario è quello orientale, dal Molise all’Aquilano, dove è avvenuto il sisma del 6 aprile 2009. Un binario che nella sua parte finale ha uno sdoppiamento, verso la piana di Sulmona e verso la Valle del fiume Aterno. Si tratta di sorgenti che danno origine a terremoti più forti, con eventi distensivi sulla crosta terrestre. Un altro binario allo studio è quello compressionale nella zona fra Bomba e Casoli, dove sono stati scoperti giacimenti di gas».

È possibile indicare aree più pericolose rispetto ad altre?

«Tra il Fucino e Pescasseroli ci sono sorgenti sismogenetiche tutte spezzettate, di cui non sappiamo nulla. Probabilmente un forte terremoto ci sarà stato secoli fa. Prima o poi riaccadrà».

E la Valle Peligna?

«È un’altra zona da considerare, caratterizzata da un paesaggio geologico difficile. Quando non si sa bene dove sono le strutture si resta nel dubbio. Cosa che invece non accade con il Fucino e la faglia del devastante sisma del 1915: la conosciamo benissimo».

Previsioni per l’Abruzzo si possono fare?

«Assolutamente no. I terremoti non sono prevedibili. Però in questa regione si verifica un terremoto di una certa entità ogni dieci, quindi anni».

“In Italia i geologi si aspettano terremoti con energia 30 volte più forte di quello di Amatrice”. Lo ha detto il sismologo Antonio Piersanti dell’Ingv. Che ne pensa?

«I terremoti si ripetono e lo sappiamo. L’Italia, dalla Liguria alla Calabria, è come una grande faglia. Non avrei detto una cosa del genere in un momento come questo, però sì, è vero».

Non ama parlarne, ma la domanda la faccio. Il tecnico Giampaolo Giuliani, che dice di prevedere i terremoti, ha affermato di aver notato un livello anomalo di Radon prima della scossa di mercoledì. Non ha dato allarmi per evitare polemiche. Possibile?

«La specialità di Giuliani e di quelli come lui è dire le cose dopo che accadono».

Torniamo ad Amatrice. Ci sono state oltre 1.300 repliche dalla notte della scossa. È normale?

«Le repliche sono normalissime. Sarebbe stato strano il contrario. Ma in questo terremoto c’è stata solo un’anomalia».

Quale?

«Non ci sono state scosse premonitrici, come invece era accaduto all’Aquila. Ha colpito in modo subdolo».

Un terremoto nel Centro Abruzzo è in grado di causare danni sulla costa?

«Verrebbe avvertito in maniera distinta, ma non credo possano esserci degli effetti gravi, intendo dei crolli».

E maremoti in Adriatico potrebbe colpire l’Abruzzo?

«Un maremoto in Adriatico è un evento raro, ma non impossibile, per esempio se si verifica un forte sisma in Grecia o nei Balcani. O se un terremoto provoca una frana sottomarina. Ma pericoli potrebbero esserci lungo le coste del Gargano o nel Salento. In Abruzzo un eventuale maremoto causerebbe un lento innalzamento dell’acqua, non più di 50 centimetri, con danni minimi».

Anche lei lo ha ribadito più volte: un terremoto non uccide, uccide la mala edilizia.

«Anche ad Amatrice e nelle zone limitrofe le recenti costruzioni hanno retto. Il patrimonio storico no. Ad Amatrice c’erano molte case per le vacanze, delle seconde case dove magari il desiderio di investire dei soldi è minore. Bisognerebbe adeguare il patrimonio storico. In Italia ci sono centinaia di borghi come quello di Amatrice. Ma anche lì avete visto che cosa è successo?».

A che si riferisce?

«Ho letto che c’è stato un dirigente comunale distratto, che si è dimenticato di inviare in tempo l’elenco delle proprietari che avevano deciso di mettere in sicurezza la casa. E poi anche una legge sbagliata che ha escluso dai finanziamenti le seconde abitazioni, che rappresentavano la maggior parte del patrimonio edilizio. Potevano arrivare dei soldi per consolidare le strutture e invece non è arrivato niente. Ma vi pare normale?»

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