In Abruzzo non c’è spazio per le donne da eleggere

Così la politica al maschile sta già monopolizzando i posti sicuri da capolista Ma la scure delle quote rosa incombe sui nomi da presentare il 21 agosto
PESCARA. Facciamo una scommessa tra abruzzesi: la politica al maschile, messa alla prova dalle elezioni lampo del dopo Draghi, non avrà la forza e la cultura per superare l’ostacolo più grande che si troverà davanti. Non darà cioè alle donne lo stesso diritto di sedersi in parlamento. Ma attenzione perché questa tesi si dimostra usando il fioretto e non una scimitarra o, ancora peggio, la zappa. Occorre andare oltre i numeri per svelare certi bizantinismi dei primi quattro partiti: Lega, Fi, FdI e Pd.
I segnali iniziali della campagna per l’election day del 25 settembre sembrano portarci già sulla strada giusta che, in realtà, è quella sbagliata. Basta osservare le prime ipotesi probabili delle liste che i partiti big presenteranno il 21 agosto per capire che l’Abruzzo della politica al maschile dribblerà, con una mossa alla Ronaldo, l’obbligo delle quote rosa.
Rispetterà alla lettera la proporzione del 60 e 40 per cento, che si dovrebbe tradurre in almeno 5, tra deputate o senatrici, per i 13 posti disponibili. Ma nella realtà il numero sarà molto più basso. Quasi irrisorio. In poche parole piazzerà donne nelle liste per non mandarle in parlamento.
Non vuole essere una provocazione agli uomini della politica che comunque si tengono ben stretti i fili che muovono e decidono. Né si tratta di un’illazione perché sono i fatti, che stanno accadendo, a dimostrare che ci sarà zero colore rosa in cima alle liste elettorali che contano. Quelle dei collegi proporzionali plurinominali di Camera e Senato che danno la certezza di essere eletti. È questa la chiave giusta di lettura che svela, già da ora, il piano della politica al maschile.
Prendiamo Forza Italia: nei due posti di prima fila vengono già annunciati Nazario Pagano, coordinatore del partito e capolista al proporzionale Camera e uno dei due, fra Mauro Febbo e Lorenzo Sospiri, per il Senato; passiamo alla Lega: il posto di prestigio alla Camera è già opzionato dal segretario Luigi D’Eramo mentre per Bagnai, o per Bellachioma, ci sarà la posizione certa per il Senato; il discorso è identico per Fratelli d’Italia (Etel Sigismondi e Guido Quintino Liris) e si ripete, senza limiti ideologici, nel maggior azionista del centrosinistra, il Pd, che piazzerà, in posizione eleggibile il segretario Michele Fina e il senatore uscente, Luciano D’Alfonso.
E le donne candidabili? Cosa devono aspettarsi esponenti politiche e non come Tiziana Magnacca, Nicoletta Verì e Sabrina Bocchino (Lega) o Carla Di Biase (Fratelli d’Italia) e, perché no, Marina Falivene, magari scelta da Forza Italia o, infine, sull’altro fronte, Manola Di Pasquale, presidente del Pd? La risposta è bizantina. Ci saranno anche loro sacrificate però nei collegi uninominali dove la probabilità di essere elette si riduce a un lumicino. A pensarci bene più che un dribbling alla Ronaldo è un piatto di lenticchie servito freddo, e solo per fare tornare i conti delle quote rosa.
Facciamo una scommessa.

