In Abruzzo un istituto per l’affido familiare

3 Ottobre 2018

L’iniziativa dell’assessore Sclocco: quasi 40 bambini accolti tra Pescara, Chieti, Teramo e L’Aquila

PESCARA. L’amore, il calore e la premura sono gli stessi che vengono riservati ai figli. Con la consapevolezza, però, che non sarà per sempre, ma che si tratterà di un periodo durante il quale si dovrà aiutare un bambino a ritrovare quella serenità che mamma e papà non sono momentaneamente in grado di garantire. Sono questi i compiti dell’istituto dell’affido familiare, che anche la Regione Abruzzo intende promuovere, inserendo i bambini in famiglie in grado di amarli e aiutarli, per poi lasciarli tornare dai genitori quando sarà giunto il momento.
A Pescara sono 11 i bambini minori, di nazionalità italiana e straniera, affidati a famiglie che si sono dichiarate disponibili ad accoglierli temporaneamente. All’Aquila si sale a 13, mentre a Teramo sono 5 e 10 a Chieti. La Regione ha scelto il mese di ottobre per sensibilizzare il territorio su «questo grande e importante strumento», ha detto l’assessore alle politiche sociali, Marinella Sclocco. «L’affido è un aiuto temporaneo che si dà ai bambini che hanno famiglie che temporaneamente non sono in grado di poterli educare e sostenere. L’affido è uno strumento significativo per i bambini perché, seppure allontanati con decreto del giudice, hanno la possibilità di vivere in famiglie e non in strutture». «Ma è un’occasione anche per le famiglie che accolgono», aggiunge l’assessore Sclocco, «perché attraverso la gratuità e la reciprocità anche i bambini naturali imparano e crescono con il valore dello scambio e dell’attenzione all’altro. È uno strumento importante per i Comuni, perché sicuramente abbattono i costi delle case-famiglia, ma soprattutto perché i sindaci garantiscono ai loro piccoli cittadini il diritto alla famiglia così come anche l’Onu dice. Quindi, è uno strumento significativo per tutti e invito i comuni a farne maggiormente uso, a investire ulteriori risorse, anche nel personale, affinché questo strumento possa essere conosciuto da tutti».
Naturalmente, diventare “genitori” affidatari richiede impegno e dedizione, perché spesso i bambini che provengono da famiglie problematiche hanno bisogno di qualche attenzione in più, e anche formazione. «In questo senso», ha ricordato Sclocco, «formare le famiglie che si dichiarano disponibili ad accogliere bambini in affido all’interno del proprio nucleo è fondamentale».
Come si legge nelle linee guida della Regione, l’affido rappresenta «una specifica tipologia di tutela, alternativa rispetto all’inserimento nelle strutture, attuata attraverso la cura e il sostegno dei legami familiari e delle funzioni genitoriali, ma anche attraverso una dovuta protezione sostitutiva, ove tali legami non garantiscano in modo opportuno, per condizione temporanea, per incapacità o inadeguatezza, i diritti del minore». La famiglia affidataria «viene considerata un nucleo di sostegno ove il bambino possa costruire un’esperienza psicologica positiva per rientrare successivamente nel nucleo familiare originario», senza rescindere i legami con i genitori biologici. . ©RIPRODUZIONE RISERVATA.