In ansia per 5 dipendenti
Marini, l’imprenditore teramano: «Non li sento da giorni, combattono a Kiev»
TERAMO. «Da adesso in poi non ci sentiremo più, perché devo fare il mio dovere per l’Ucraina»: questo è il messaggio che il direttore commerciale della filiale di Kiev della Pnk Farmaceutici, importante multinazionale di integratori alimentari con sede a Castelnuovo Vomano, ha scritto l’altro ieri ai colleghi prima di prendere le armi come riservista.
«Sono molto preoccupato, per Sergej e per gli altri quattro dipendenti della filiale, che sono come figli per me. Non posso credere che loro e le loro famiglie siano sotto le bombe», racconta Umberto Marini, presidente dell’azienda teramana, trattenendo a fatica la commozione, «Irina, l’amministratrice della filiale, Oxana, che cura le relazioni con le istituzioni, e Iulia, che si occupa della segreteria, sono nascoste nei bunker con i loro figli e non le sento da due giorni. L’ultima volta mi hanno detto che hanno tanta paura e che non si aspettavano che la situazione potesse precipitare in questo modo. E anche che la realtà è molto più cruda di quanto crediamo: ci sono palazzi civili distrutti e migliaia di morti. Mi hanno promesso che troveranno il modo di darmi notizie sulle loro condizioni e che ci rivedremo. Non sono invece mai riuscito a contattare il direttore vendite Ivan da quando è cominciata l’invasione».
Continua l’imprenditore teramano: «Gli ucraini si sentono – e sono a tutti gli effetti – europei, guardano la nostra tv e sentono la nostra musica. Invece sotto l’Unione Sovietica hanno subìto la tragedia di Chernobyl e le gravi carestie. Per tutto questo non accetteranno mai l’occupazione russa, che imporrà loro anche un altro stile di vita. Sono quindi certo che tutti gli uomini e tutte le donne reagiranno contro l’invasore. Questo mi fa preoccupare ancora di più per le conseguenze sulla sorte del popolo ucraino e dei miei collaboratori». Poi ancora: «Decenni fa ho deciso di investire in Ucraina perché un paese giovane e pieno di potenzialità. Avevamo già acquistato un terreno a Ivano-Frankivs’k per realizzare uno stabilimento per la produzione. Ora ogni investimento si è polverizzato. Anche perché non ho alcuna intenzione di lavorare in un territorio controllato dalla Russia: in passato ho venduto merce ai russi, prima che un sistema oligarchico e corrotto mi costringesse a fuggire via. Con il controllo russo l’Ucraina tornerà indietro di decenni. E sarà anche colpa nostra e della scarsa lungimiranza della nostra politica, che ha permesso di ritrovarci totalmente dipendenti dal gas russo». (l.t.)

