In aula il video della coppia pestata Il pm: «Non c’è stato pentimento»

22 Marzo 2019

Le vittime della rapina dello scorso 21 ottobre in via Carducci chiedono i danni ai quattro responsabili La difesa di D’Aulisia, in carcere da quattro mesi, ha chiesto la libertà. Ma la procura si è opposta

PESCARA. Si sono costituiti parte civile, nel processo a carico di uno dei loro aggressori, i due fidanzatini minorenni che la notte del 21 ottobre dello scorso anno rimasero vittima di un'assurda e brutale aggressione da parte di un branco composto da tre diciottenni e un minorenne. Ieri mattina, le due giovanissime parti offese sono comparse davanti al collegio con i rispettivi avvocati per formalizzare la loro costituzione nei confronti di Filippo D'Aulisia, l'unico dei tre maggiorenni ad aver accettato il giudizio immediato richiesto dal pm Anna Benigni, contrariamente agli altri due imputati che hanno preferito la strada dei riti alternativi: la ragazza del gruppo, Megan Giannini, ha optato per il patteggiamento mentre Francesco Tiberi per il rito abbreviato.
Entrambi verranno definiti il prossimo 18 aprile davanti al gup Antonella Di Carlo. L'udienza di ieri è servita per aprire ufficialmente il dibattimento, con l'ammissione delle prove da parte di accusa e difesa (sostenuta dall'avvocatessa Federica). Il pm Benigni, nel presentare la sua lista testi e la richiesta di interrogatorio dell'imputato, ha anticipato al collegio che alla prossima udienza (fissata al 4 aprile) proietterà il filmato della registrazione di una telecamera di sorveglianza presente sul luogo, che riprese l'aggressione e divenne un punto fermo dell'accusa, supportata peraltro dalle dichiarazioni concordanti delle due vittime. Un video piuttosto forte dove le immagini parlano più di qualsiasi altro argomento probatorio e mostrano l'inspiegabile accanimento nei confronti della giovanissima e incolpevole coppietta. L'udienza di ieri è servita anche alla difesa di D'Aulisia, per formalizzare al collegio la richiesta di revoca degli arresti per l'imputato, in carcere dal 15 novembre dello scorso anno, da quando cioè il gip firmò l'ordinanza di custodia cautelare per lui e gli altri due che finirono però agli arresti domiciliari.
La difesa ha motivato la richiesta con la necessità dell'imputato di riprendere il suo lavoro sul peschereccio, dalla domenica sera al venerdì, anche per poter trovare i soldi per pagare il risarcimento danni alle parti offese. Una richiesta, sulla quale il collegio si è riservato di decidere, che ha fatto registrare però l'opposizione motivata della pubblica accusa.
«Contrariamente a quanto hanno fatto gli altri due imputati», ha detto il pm al collegio, «che oltre al risarcimento hanno scritto anche una lettera di scuse, da parte di D'Aulisia non c'è stata alcuna forma di pentimento, segno che forse l'imputato non ha ancora compreso la gravità del fatto». Quella notte, in pieno centro cittadino, nella centralissima via Carducci, si verificò un odioso episodio di bullismo, al limite della baby gang. La coppia di fidanzatini tranquillamente seduta su una panchina venne prima apostrofata in maniera offensiva proprio da D'Aulisia che disse testualmente alla ragazza «Non sai chi sono io, io mi chiamo Filippo D'Aulisia e tu non mi puoi fare nulla» e poi, dopo la risposta della ragazza non gradita all'imputato, partì il ceffone nei confronti della vittima che provocò la reazione del fidanzatino. Da lì si scatenò la reazione del branco. Un'aggressione considerata gravissima dai giudici del riesame che rigettarono la richiesta del difensore della Giannini che aveva chiesto la revoca dei domiciliari per la ragazza del gruppo.
«La violenza della Giannini», scrissero i giudici in uno dei tanti e pesanti passaggi della sentenza che ieri il pm ha depositato al collegio, «ha assunto connotati belluini, ove si consideri che la stessa si è messa sopra la vittima, già sdraiata a terra, per consentire al complice di colpirla a calci sul corpo».