In auto con la radio accesa

23 Marzo 2016

Sara Cavallucci è di Pescara e lavora a Bruxelles come ingegnere gestionale in una società farmaceutica. Al momento degli attentati era a casa. Un inizio di giornata come tante. «Mi stavo preparando...

Sara Cavallucci è di Pescara e lavora a Bruxelles come ingegnere gestionale in una società farmaceutica. Al momento degli attentati era a casa. Un inizio di giornata come tante.

«Mi stavo preparando per uscire con il mio bimbo come al solito. Mio marito mi ha chiamata per dirmi che c'erano state delle esplosioni all'aeroporto di Zaventem». Sara esce di casa, sale in macchina e accende la radio: «Così sono arrivate le

notizie sull'esplosione alla fermata della metro. Poi le news sui siti di Repubblica e Le Soir in tempo

reale mi hanno accompagnata per tutta la giornata.

È una situazione angosciante, che limita la libertà personale».

Comunque Sara non è tornata a casa, è andata al lavoro e ha portato il bimbo all'asilo: «Alle 9 la situazione non era affatto chiara. L'azienda ci ha tenuti informati per tutto il giorno». Vedere Bruxelles ferita? «Fa lo stesso effetto di Parigi,

Londra o Madrid colpite al cuore. «Tristezza, impotenza, bisogno di andare avanti», commenta Sara.