In centinaia alla mostra sulla marineria

22 Luglio 2018

Lu Scrivane e Taja Taja: i personaggi storici di Borgomarino nord e sud nelle foto regalate dai pescatori

PESCARA. Le spaghettate dei pescatori in barca mangiando direttamente nella “tiella” con l’ago per riparare le reti usato come forchetta. Uno storione di 70 chili pescato al largo dell’Adriatico negli anni Sessanta da Dionisio Gasparroni e gli altri compagni del peschereccio Nibbio. E poi, ancora, immagini di Pasquale Spina, detto “Lu scrivane” perché era l’unico che sapeva scrivere; di Olimpia Di Vincenzo, detta “Za Limbuccia” in posa come Grazia la Marinara, di padre Antonio Moretta, ex parroco della chiesa di Sant’Andrea, una vita tra i pescatori; di Erminio Camplone detto Taja Taja e Mario Di Giovanni, detto “Manucce” perché aveva grandi mani. Centinaia di visitatori alla terza edizione della mostra di due giorni “Nu veveme a ecche a la Marine” che si è conclusa ieri al parco De Riseis.
L’evento, che dà il nome allo spettacolo teatrale incentrato sui racconti dei pescatori e delle loro famiglie (sul palco sono saliti anche alcuni giovani attori disabili ), è stato organizzato dal Centro Teatro Studi di Cristina Baldassarre e Daniela Petrunti, dall’associazione Armatori Pescara diretta da Mimmo Grosso. L’ex comandante del Nausicaa è anche il promotore del concorso di idee Flag che ha finanziato in parte i festeggiamenti di Sant’Andrea in programma dal 27 al 30 luglio. Ospite d’onore della serata del 30, il cantante Massimo Ranieri.
Le musiche dello spettacolo “Nu veveme a ecche a la Marine” durante il quale ieri sera si è raccontata anche Anna Rachele Palestini, moglie del pescatore Leonello Tiberi, sono firmate da Osvaldo Bianchi e Luca Mongia. La mostra è stata patrocinata da Comune e Regione Abruzzo.
Le centinaia di immagini, esposte al parco di Villa de Riseis e che un giorno saranno collocate in una struttura museale, sono state donate dalle famiglie dei pescatori di Borgomarino sud e nord. «Da sempre goliardicamente rivali», spiegano Grosso e Gasparroni, che raccontano a raffica le storie della marineria, sciorinano i nomignoli delle famiglie dei pescatori «che venivano visitate dopo i funerali» dei capostipiti per raccogliere quanto più materiale possibile da esporre al pubblico. Dionisio Gasparroni, 75 anni, ex comandante della nave Labrador, 108 tonnellate e 30 metri di lunghezza, ci mostra un garage stracolmo di antichi cimeli usati a bordo delle navi e spiega che la mostra ha lo scopo di «far conoscere la vita e i sacrifici dei pescatori e marinai in mare, le battaglie per scampare a morte certa durante le tempeste col mare forza 8 che fa alzare le onde di 10 metri, gli strumenti usati dai marinai di un tempo, che non avevano gli equipaggiamenti tecnologici di oggi ma dovevano arrangiarsi con una semplice bussola per capire dove si trovavano», conclude l’armatore che ha vissuto 35 anni in mare con i fratelli Angelo e Vittorio. Grosso annuncia, infine, che il prezioso materiale fotografico sarà custodito in un museo che sorgerà al mercato ittico. (c.co.)
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