In città per truffare gli anziani: arrestati dopo un inseguimento

Due giovani campani, con la scusa di consegnare un pacco, hanno portato via i gioielli a una donna Bloccati sull’Asse dopo la segnalazione della nipote di una vittima. La polizia: «Denunciate sempre»
PESCARA. Dalla Campania erano arrivati in Abruzzo a Pescara appositamente per truffare gli anziani. Sempre le stesse le tecniche usate, dal finto corriere o dipendente delle Poste che deve consegnare un pacco urgente, al nipote in serie difficoltà economiche. Nella giornata di venerdì, in poche ore, due le anziane raggirate, fra il centro e la zona nord. Una addirittura convinta a raccogliere tutti i preziosi presenti in casa, fra cui cari ricordi di famiglia, a mettergli in una bustina e a lanciarli loro dal balcone. Tutto questo per aiutare, come le era stato assicurato, un familiare. Probabilmente avrebbero continuato così, a prendere di mira altre persone sole e indifese, se in serata a bloccarli non ci avesse pensato la polizia, grazie alle indicazioni precise fornite dalla nipote di una delle anziane che avevano provato a truffare. La donna è riuscita a riferire ai poliziotti della squadra mobile, diretti da Gianluca Di Frischia, il numero di targa dell’auto su cui viaggiavano e dopo un rocambolesco inseguimento sull’asse attrezzato, durante il quale un’auto della polizia è stata speronata, sono stati bloccati e arrestati in flagranza. A finire in manette due ragazzi di neppure 20 anni, residenti in Campania, incensurati. I due sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale e truffa aggravata in concorso. Sono stati inoltre denunciati per tentata truffa. Ieri mattina, il questore Luigi Liguori ha disposto nei loro confronti anche il foglio di via. Per 3 anni non potranno mettere piede in città. Sempre ieri si è tenuta la direttissima, al termine del quale hanno patteggiato, essendo incensurati, la pena è stata sospesa. Ai due sono stati sequestrati diversi telefonini. Cellulari di vario tipo con cui contattavano le povere vittime. Non si esclude che possano appartenere ad un più vasto gruppo. Venerdì mattina, comunque, fingendosi dipendenti delle Poste hanno telefonato ad una ottantenne, dicendole che doveva subito sborsare 3.000 euro per il ritiro di un pacco urgente. «Devi darceli», le hanno detto, terrorizzandola, «altrimenti tua figlia va incontro a guai grossi». Nel corso della chiamata, i due hanno capito che in realtà la donna non era sola in casa, ma anziché desistere, hanno provato a convincere i familiari che erano con lei ad allontanarsi e recarsi nel vicino ufficio postale. E non è finita qui perché uno dei due si è anche presentato alla porta dell’abitazione. Ma qui si è trovato di fronte la nipote dell’anziana, la quale avendo capito che sotto c’era qualcosa, ha allertato vicini e 113, facendolo fuggire via. Alla polizia, è riuscita poi a fornire modello e tarda dell’auto su cui si era allontanato insieme al complice, facendo scattare le indagini. Nel frattempo i due hanno continuato imperterriti con le truffe, prendendo di mira una ultraottantenne. L’hanno chiamata al numero fisso di casa, spacciandosi uno dei due per un nipote che aveva bisogno di una certa cifra. L’hanno quindi confusa, facendole addirittura promettere di non dire nulla ai familiari. «Ora», le hanno poi detto, «raccogli tutti i preziosi che hai in casa e mettili in un sacchetto perché fra un po’ arriviamo». E di fatti di lì a pochi minuti si sono presentati sotto casa della donna, facendosi lanciare dal balcone il sacchetto, contenente anelli, bracciali, collanine in oro. Quindi la fuga. Ma vicino ad una delle entrate dell’asse attrezzato sono state intercettate da una pattuglia della squadra mobile. Ne è nato un inseguimento, durante il quale hanno provato a disfarsi dei preziosi, poi recuperati. Per non farsi raggiungere, sono arrivati a speronare l’auto di servizio della polizia. Non è servito però a nulla perché di lì a poco sono stati bloccati. Ora le indagini proseguono per cercare di capire se siano sempre loro i responsabili di altre truffe, messe a segno negli ultimi giorni in città e compiute con le stesse modalità. Alla luce di questi episodi, sempre più frequenti, il dirigente della mobile invita gli anziani a chiamare quando hanno dei dubbi sempre 112 o 113. «Non devono vergognarsi», sottolinea, «perché purtroppo chi compie le truffe usa tecniche convincenti, riuscendo ad essere credibilissimo. Prima di consegnare qualsiasi cosa, è importante capire chi si ha davanti. Noi ci siamo sempre. Di solito chiamano ai numeri fissi in quanto in questo modo, anche se l’anziano riattacca, la comunicazione non viene mai interrotta».

