In coda per ore per fare la chemioterapia

18 Maggio 2016

Day hospital di Oncologia: spazi inadeguati, carenza di posti e solo due bagni in comune per pazienti e accompagnatori

PESCARA. «Siamo qui per aiutare i pazienti a vivere la più alta qualità di vita e, quando non è più possibile, per facilitare la più grande qualità di morte». Parole di Patch Adams, il medico, attivista e scrittore statunitense reso famoso dal film con Robin Williams e generalmente riconosciuto come l'ideatore di una terapia olistica molto particolare: quella del sorriso, anche nota come clownterapia. Forse non si può chiedere il sorriso alla Sanità Pubblica per i pazienti nel momento più difficile della loro esistenza, ma di sicuro si può pretendere da essa il rispetto e la cura della dignità della persona arrivata alla fine della sua storia su questa terra.

L’interpellanza. Uno dei servizi dell’ospedale civile in cui si avverte con prepotenza l’importanza del come i malati, e i loro familiari, vengono accompagnati verso l’inevitabile è l’Unità operativa complessa di Oncologia medica diretta dal professor Carlo Garufi, che comprende in estrema sintesi il reparto per i ricoveri e il day hospital per la chemioterapia. Perché il cancro è una patologia in crescita e anche se la battaglia per sconfiggerlo ha fatto enormi e rassicuranti passi avanti, e sono tantissimi i cittadini che ogni giorno combattono contro il tumore. E proprio il primario ha evidenziato le criticità del servizio in un’audizione alla Commissione sanità del Comune poi riportata dal consigliere del Movimento 5 stelle Massimiliano Di Pillo al vice presidente della Commissione sanità della Regione Domenico Pettinari che ne ha fatto oggetto di una interpellanza al presidente della Regione. Non senza aver prima verificato di persona le parole del medico, andando in ospedale e parlando con pazienti, dottori e infermieri, «professionisti appassionati, preparati e seri», tiene a sottolineare Pettinari, «che con il primario fanno di questa Unità operativa una eccellenza della Asl».

Le criticità. L’elenco delle criticità è lungo. Intanto salta subito agli occhi che l’Azienda sanitaria di Pescara è «l’unica in Abruzzo a non avere un percorso virtuoso degenza-cure domiciliari-hospice», denuncia Pettinari. In pratica il paziente che completa le cure attive per la malattia, quelle in sostanza a cui risponde, viene affidato, nella migliore delle ipotesi, all'Adi, Assistenza domiciliare integrata che però non sarebbe in grado di adempiere alla funzione: la scarsità di mezzi e personale fa sì che l’assistenza a casa si limiti a una visita giornaliera per fare una flebo o cambiare un catetere, senza coprire i festivi, le notti, insomma non garantisce una funzione H-24. «Nei casi di malati terminali si parla di “dolore totale”, ovvero sofferenza fisica, per la quale forse c’è rimedio, ma anche psicologica e sociale, perché chi ci è passato sa come la famiglia venga coinvolta e sconvolta dal percorso di fine vita di un proprio caro».

Cure palliativeDunque per le cure palliative sarebbero previsti un medico, un infermiere, uno psicologo, un assistente sociale e un assistente spirituale. Invece accade che il paziente tornato a casa stia male, la sua gestione diventi difficile ed ecco la corsa al pronto soccorso e da qui l’invio nel reparto di oncologia ove nei casi in esame muore.

«Nel reparto di oncologia vengono ricoverati quotidianamente pazienti seguiti in Adi in una quota che oscilla tra il 20-30% e con una media di 6-7 pazienti in attesa di Hospice, il reparto per i terminali con 9 posti», scrive Pettinari nell’interpellanza. «Per molti di essi il decesso avviene prima del trasferimento in Hospice, rendendo impossibile il ricovero al reparto di pazienti in lista d'attesa per nuove diagnosi o trattamenti complessi». Dopo la segnalazione in tal senso del dirigente medico la Asl avrebbe pubblicato la delibera 1022 con cui accoglie le direttive regionali su questo argomento, «ma senza metterle in pratica così come non sono stati utilizzati i fondi regionali degli ultimi due-tre anni a disposizione della Direzione sanitaria di presidio», sostiene Pettinari. Un altro problema incomprensibile riguarda l’applicazione del port-a-cath: i pazienti oncologici per l’inserimento di questo cateterino sottopelle necessario per eseguire le chemioterapie devono andare a Popoli. Nell'ospedale di Pescara oggi non è possibile mettere un Port e questo è causa di gravi disagi per i pazienti.

Day hospital. Anche i locali di day-hospital appaiono inadeguati, sia come stanze per l'attesa del trattamento sia come spazi ove vengono effettuate le terapie. I malati di tumore passano ore di attesa per la chemioterapia in luoghi carenti dei più elementari principi di privacy: i pazienti di ematologia per raggiungere il loro reparto devono attraversare l'intero day hospital di Oncologia.

Nelle camere dove si somministrano le chemioterapie vi sono più di 8 pazienti sulle barelle (quindi un problema di carenza di posti) con due soli bagni in comune che vengono utilizzati da malati e accompagnatori. Nonostante siano stati richiesti più servizi di pulizia giornalieri per la delicatezza del reparto, a oggi non sembrerebbero essere stati concessi.

Caso politico. «Condizioni non degne di un paese civile malgrado lo sforzo enorme di medici e infermieri», chiosa Pettinari, che chiede a Luciano D’Alfonso «quali iniziative intenderà adottare al fine di risolvere le criticità sopra descritte; se è intenzione del governo regionale attivare il servizio delle cure palliative domiciliari e di un percorso virtuoso degenza-cure domiciliari-hospice per i malati oncologici; rendere i locali adeguati con tutti i servizi richiesti; attivare il servizio di installazione del port-a-cath». La risposta appare urgente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA