In corteo per Straccia: «Ridate dignità a Roberto»

23 Maggio 2015

Familiari e amici del ragazzo scomparso quattro anni fa manifestano con i cartelli Il papà Mario: «Abbiamo bisogno di risposte dalla giustizia per trovare serenità»

PESCARA. «Le risposte deve darcele la giustizia: la mia famiglia non può e non vuole sostituirsi ai giudici, ma abbiamo bisogno di risposte pulite per ritrovare la serenità e restituire a mio figlio Roberto la dignità che merita». Continua a cercare e invocare la verità, con la forza e il pudore che lo hanno sempre contraddistinto, Mario Straccia, papà dello studente marchigiano 24enne della facoltà di Lingue, uscito di casa con la tuta da jogging 14 dicembre 2011, poi scomparso nel nulla e infine trovato morto sugli scogli a Bari, il 7 gennaio 2012.

A distanza di oltre tre anni dalla tragedia che ha colpito la famiglia originaria di Moresco (Fermo), parenti e amici di Roberto Straccia si sono riuniti ieri mattina davanti all’ateneo di Pescara con due cartelli per chiedere la riapertura del caso e la risposta ai tanti interrogativi che ancora tormentano le notti di papà Mario, mamma Rita e dell’altra figlia Lorena. “Roberto aspetta… e aspetta fino alla fine”, si legge sugli striscioni portati a braccia dagli amici di sempre. «Non vogliamo che venga dimenticato», si lascia andare Secondo, amico dell’ex studente di Lingue, «l’unico modo che abbiamo è manifestare civilmente. Perché è solo grazie ai mezzi di informazione che riusciamo a farci sentire, visto che altre categorie che dovrebbero difenderci non lo fanno. Non ci accontentiamo di poesie o frasi campate per aria, Roberto merita risposte». L'idea che Roberto possa essersi suicidato non ha mai sfiorato la sua famiglia nemmeno per un secondo. «In questi anni mi sono fatto guidare dalla fede», aggiunge Mario Straccia mostrando le foto dell’ultima corsa del figlio ripresa dalle telecamere del lungomare sud, «ma non è facile quando non si conosce la verità». Come rimarca l’avvocato della famiglia, Marilena Mecchi, ci sarebbero alcuni punti controversi nell’intera vicenda: «La Procura di Campobasso sta svolgendo indagini sulle violazioni del profilo Facebook di Roberto Straccia e sull’inquinamento delle prove avvenuto in fase di indagini: ci risultano delle telefonate equivoche, anche allusive, ma non è mai stata disposta l’intercettazione dei profili Facebook di quelle persone. Nonostante nell’autopsia si dica chiaramente che i vestiti sono stati messi in contenitori idonei alla conservazione, all’atto dell’apertura davanti ai carabinieri risultavano accatastati l’uno sull’altro, fatta eccezione per le chiavi e l’Ipod sigillati in ceralacca. Così sono state cancellate prove importanti».

La famiglia Straccia non intende arrendersi e si dice disposta a far valere i propri diritti di fronte alla Corte europea.

Ieri mattina, a portare la propria solidarietà, c’era anche il sindaco Marco Alessandrini: «Restano aperti degli interrogativi che legittimamente la famiglia pone», dice, «si dovrà continuare a scavare per cercare risposte. Credo che anche io farei lo stesso poiché per un padre non c’è nulla di più terribile che perdere un figlio».

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