In crisi 500 ditte agricole: invenduti carne e formaggi

19 Marzo 2021

Coldiretti lancia l’allarme: per Pasqua resteranno nelle stalle anche gli agnelli Sotto accusa il rialzo dei costi: spese sempre più alte, così si incassa troppo poco

PENNE. L’emergenza coronavirus ha messo in ginocchio tantissimi settori dell’economia. E annaspano anche gli agricoltori. Le 500 aziende agricole presenti nel territorio vestino (di cui 100 allevamenti) hanno resistito a un anno di pandemia senza registrare chiusure, ma tantissime sono a un passo dal fallimento. E i divieti e le zone rosse in vigore potrebbero aggravare una situazione già drammatica: per Pasqua rimarranno invenduti tanti agnelli abruzzesi, così come tante forme di formaggio, a partire dal pecorino di Farindola. Coldiretti Penne lancia l’allarme e invita a comprare direttamente dai produttori.
I settori vitivinicolo e olivicolo hanno visto compromesse le esportazioni e la richiesta interna a causa dello stallo della ristorazione. Anche il florovivaismo, soprattutto nella fase iniziale, ha risentito del blocco della commercializzazione e dell’impossibilità di programmazione. In questo periodo, si acuisce l’emergenza agriturismo.
«Da allevatore posso dire che conseguenze importanti le sta subendo la zootecnia. Il settore lattiero caseario sta soffrendo terribilmente il calo della richieste sul prodotto fresco e le difficoltà logistiche collegate ai ritiri e alla vendita, con la forte speculazione proveniente dall’estero», dice Federico Domenicone, presidente di Coldiretti di Penne. Alcuni produttori caseari dell’area vestina dal 2019 ad oggi hanno vissuto un vero e proprio crollo: c’è chi a Pasqua 2019 ha consegnato circa 2.500 forme contro le 1.350 dello scorso anno (un deficit di 1.500 chili). E quest’anno la flessione potrebbe ulteriormente aggravarsi. «Il prezzo dei mangimi e dei cereali destinati ad uso zootecnico», continua l’allevatore, «è cresciuto negli ultimi mesi anche del 20%, mentre le vendite del prodotto sono scese a causa dello stop al canale ho.re.ca, uno dei principali canali di vendita del latte fresco e trasformato. Sono stazionari invece i prezzi del latte bovino all’origine, che non superano i 37 centesimi al litro e avevano già avuto un crollo di 2 centesimi ad inizio dell’emergenza sanitaria (passando da 39 a 37 centesimi). Tutto ciò comporta una forte penalizzazione degli allevatori, che devono sostenere costi più alti e ricavi minori per il prodotto invenduto. Ora speriamo nella Pasqua e nella vendita degli agnelli, che comunque avrà un contraccolpo sempre per la chiusura del canale ho.re.ca.. Invitiamo i consumatori ad acquistare agnelli direttamente dai produttori, come gesto di amore per la nostra economia e le nostre tradizioni. Quando una stalla chiude, si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado».