«In difficoltà la classe media»

La Caritas: ora rischia di precipitare anche chi viveva nel benessere
PESCARA. «Aumentano i giovani che si rivolgono ai Centri di ascolto della Caritas per chiedere un aiuto, un sostegno. Accade nel centro sud e anche qui». Questo dato, emerso nel rapporto della Caritas su povertà ed esclusione sociale presentato lunedì, sta a dire che «ci sono problemi per l'ingresso nel mercato del lavoro, da parte dei giovani, e c'è una correlazione con la difficoltà a crearsi una prospettiva per il futuro». Corrado De Dominicis, direttore diocesano della Caritas, riflette sulle difficoltà delle famiglie, che rivolgono al Centro di ascolto o alle parrocchie, ma sa già che questo è solo l’inizio. Attende, cioè, di conoscere più in là i veri effetti del caro bollette che fino ad ora si sono già fatti sentire ma si annunciano ben più consistenti nel mese di novembre, come conferma Giannicola D'Angelo, responsabile dell'Osservatorio povertà e risorse della Caritas Pescara - Penne. «Se fino ad oggi le famiglie si rivolgevano a noi per ottenere un sostegno per le spese, ora il sostegno che ci viene sollecitato è cresciuto, come importo per pagare le bollette», ma per la Caritas «non fa differenza gli aiuti servono per pagare le bollette o la spesa. Ciò che cambia è la nostra risposta perché, ad esempio, possiamo indirizzare le famiglie a fare la spesa all'Emporio, così poi hanno più risorse per saldare le bollette», spiegano.
Ciò che emerge dal Rapporto è che si sta «svuotando la media borghesia. E nel momento in cui si genera una situazione di disagio passano 5 generazioni per appianare la situazione», continua De Dominicis. «Chi vive nel benessere può cadere facilmente nelle sacche della povertà mentre è più difficile che chi è in difficoltà possa scalare un gradino», fa notare. «E qui come altrove», sottolinea D’Angelo, «si nota un aumento dei poveri. La lievitazione dei prezzi prima incideva sulla classe più debole ora comincia ad incidere sulla classe media. E ciò avviene nel momento in cui si puntava alla ripresa, dopo la pandemia».
«Chi pensa ai ristoranti pieni o ai macchinoni che girano in città come indicatore del benessere vede solo una parte della società. La parte debole c'è sempre stata. Ora sta aumentando il divario tra chi ha e chi non ha: chi stava bene sta ancora meglio e chi stava male rischia di stare peggio», nota De Dominicis. La Caritas, da parte sua c'è. «Noi ci siamo, ma crediamo che si debbano scegliere alcune priorità su cui investire. Va fatto a livello nazionale e locale» e nel momento in cui «si realizzano i Piani di zona con la Regione e i Comuni, si devono scegliere le priorità, puntando su istruzione, cultura, persone fragili. E poi ci dobbiamo prendere cura di tutta la famiglia, senza mai dimenticare il lavoro». (f.bu.)

