In farmacia con ricette false incastrati dalle telecamere
I Nas scovano i fotogrammi del figlio di lei che acquista il potente anticoagulante Il primario di Ematologia: somministrato di nascosto anche durante la degenza
PESCARA. Sono le immagini riprese dalle telecamere interne di alcune farmacie sparse tra Pescara, Montesilvano e Villa Raspa a dare agli investigatori l’ultimo tassello utile a chiudere il puzzle ricostruito a tempo di record. Fotogrammi in cui Michele Gruosso acquista in farmacia il Coumadin e che i carabinieri del Nas hanno isolato dopo aver battuto a tappeto le farmacie e visionato le immagini delle telecamere interne prima di arrivare a dire con certezza quello che adesso sostiene l’accusa. E cioè che il Coumadin di cui sembrava saturo il sangue del 52enne veniva reperito direttamente dal figlio della compagna di lui, arrestato con la madre per tentato omicidio. Ancora Gruosso, e sempre con la madre, avrebbe realizzato con timbri falsi le ricette false intestate qualche volta a nomi di fantasia, altre volte non intestate affatto, con cui riuscivano a procurarsi il farmaco salvavita, decisivo antitrombotico in alcune patologie cardiache, ma pericolosissimo se preso in dosi massicce. «Normalmente i medici dicono che si arriva a dare al massimo una pasticcca», ha riferito il tenente Di Dalmazi in conferenza stampa, «in questo caso siamo arrivati a 3-5 pasticche insieme». E infatti per sette volte dallo scorso marzo il 52enne si è rivolto alle cure del pronto soccorso per quei sanguinamenti, inconsapevole che la compagna e il figlio continuavano a reperire il farmaco che lo stava ammazzando grazie a ricette ripetibili 10 volte nel giro di sei mesi, nel senso che con la stessa ricetta riuscivano a ritirare almeno sei scatole. Per capire da quando potesse andare avanti questa storia gli investigatori hanno ascoltato anche il professor Paolo Di Bartolomeo, il primario dell’Ematologia dell’ospedale di Pescara dove la vittima è stata ricoverata lo scorso 15 luglio in seguito a un’emorragia dalla bocca e dall’orecchio. Ascoltato dagli investigatori, il medico, risultato decisivo ai fini delle indagini, ha così riferito: «Al paziente è stata prescritta una terapia a dosi elevate dell’antidoto naturale del Coumadin che è la vitamina K. Nonostante le alte dosi di vitamina K i livelli di protrombina si manteneva a livelli bassi e per questo non c’era spiegazione. Il basso livello di protrombina a valori inferiori al 20 per cento porta il soggetto a un grave rischio di sviluppare emorragie, sia spontanee che indotte. Il signor... mi ha riferito anche di aver avuto un episodio di ischemia cerebrale nello scorso dicembre e di aver avuto alcuni episodi di emorragie spontanee. Mi ha riferito che mai nella sua vita alcun medico gli aveva mai prescritto il Coumadin e che lui non lo stava assumendo di sua iniziativa». Ma a riprova che il Coumadin gli veniva somministrato di nascosto anche durante il ricovero in ospedale è un’altra dichiarazione del primario: «Abbiamo fatto tutti gli accertamenti e abbiamo notato che il livello di protrombina che all’ingresso era sui valori normali nei giorni successivi si è abbassato fino a raggiungere il 23 per cento il 18 luglio. A questo punto nella stessa data ho predisposto un accertamento per documentare l’eventuale presenza di Coumadin a nostra insaputa». La risposta, affermativa, arriva dal centro antiveleni di Pavia, dopo la quale, riferisce il professore: «abbiamo di nuovo interrogato il paziente per essere certi che lui non assumesse il Coumadin a nostra insaputa e di nuovo il paziente ha negato anche la conoscenza di questo farmaco». (s.d.l.)
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