In fin di vita per evitare i fendenti, il gip: «L’aggressore resti in cella»

Nell’ordinanza di custodia cautelare i motivi per cui il 66enne deve rimanere in carcere: «Carattere violento e pericoloso, dai 18 anni è continuativamente dedito ad atti delittuosi»
PESCARA. «L’unico punto di convergenza delle versioni fornite dall’indagato e dalla moglie si rinviene nell’escludere, quanto meno allo stato, una condotta “attiva” della donna (ipotesi peraltro suffragata da un punto di vista logico anche dalla evidente divergenza di corporatura tra la predetta e la persona offesa) che sembrerebbe allo stato essere stata solo destinataria di spinte, ed essersi limitata a intervenire per separare le parti (da qui, come conseguenza, i vestiti strappati e sporchi di sangue e il trauma toracico senza alcuna ferita da taglio)».
Il pm Enrico Barbieri cristallizza così due versioni diametralmente opposte del tentato omicidio di S.C., attualmente in prognosi riservata in ospedale, sfuggito, secondo l’accusa, da un accoltellamento che poteva dimostrarsi fatale, da parte di L.C., pescarese di 66 anni, che avrebbe affrontato la vittima all’interno del suo appartamento il 10 agosto scorso, costringendolo a gettarsi dal balcone dell’abitazione. Dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Mariacarla Sacco che ha disposto la sua detenzione, l’indagato, difeso dall’avvocato Luca Pellegrini, ha dato una sua versione dei fatti che non collima con quella della moglie.
La vittima, tossicodipendente, conosciuta dalla coppia, pare fosse entrata in casa per rinfrescarsi e mangiare qualcosa. Il giovane sarebbe poi andato via per tornare più tardi, quando l’indagato non era in casa, per fare una “proposta indecente” alla donna: consumare insieme droga e fare sesso. Ne sarebbe nata una discussione e la vittima avrebbe tirato fuori un coltello per autoferirsi. Proprio in quel momento sarebbe rientrato l’indagato che, nel frattempo, era stato avvertito che la vittima poco prima aveva usato il suo bancomat (per una spesa di 34 euro) e gli aveva anche preso la bicicletta.
Lo scontro tra i due sarebbe stato inevitabile secondo questa ricostruzione: colluttazione, fendenti dell’indagato (peraltro di corporatura molto inferiore rispetto alla vittima) e la fuga per tutta casa di S.C. che approfittando di una finestra aperta tenta la fuga appendendosi al balcone (notato da una testimone del palazzo di fronte). Ma lì lascia la presa prima con una mano e poi con l’altra e precipita a terra. Quando arriva la polizia moglie e marito sono per strada e l'indagato, «rivolgendo ripetutamente lo sguardo verso il giovane riverso al suolo, continuava ad inveire nei suoi confronti pronunciando espressioni gravemente ingiuriose, manifestando un perdurante e marcato stato d'ira», come riferiscono gli agenti. Al suo fianco la moglie, visibilmente scossa, «con un asciugamano tra le mani intriso di sangue e un coltello a serramanico intriso di sostanza ematica».
«Appare evidente», scrive il gip Sacco, «che la vittima fosse in quel momento destinatario di una brutale aggressione da parte dell’indagato, di intensità tale da spingerlo di rischiare di cadere dal secondo piano pur di trovare una via di fuga ed evitare un accoltellamento letale. Rilevato che alla luce della ricostruzione sopra indicata, sia pur da approfondire attraverso atti di indagine successivi e necessari accertamenti tecnici anche di tipo medico-legali, emergono gravi indizi in ordine alla sussistenza di atti idonei a provocare la morte della vittima... si dispone la custodia in carcere».
L’indagato nei giorni scorsi ha parlato davanti al gip per oltre un’ora per spiegare forse la natura di quella reazione al presunto furto del bancomat (di cui la moglie non ha fatto comunque cenno nelle sue dichiarazioni). Inevitabile, comunque, l’arresto «tenuto conto delle gravi modalità dell’aggressione che rivelano il carattere violento e pericoloso dell’indagato, soprattutto dell’assenza di ragionevoli motivi che possano aver spinto lo stesso ad agire contro la parte offesa, mostrando una personalità incapace di trattenere i propri istinti aggressivi e privi di valori morali».
E anche alla luce del fatto che l’indagato, L.C., «è pluripregiudicato con tredici pagine di casellario nel quale si annoverano gravi precedenti non solo di reati contro la persona, ma anche delitti in materia di armi, contro il patrimonio e in materie di stupefacenti, alternati a lunghi periodi di detenzione. In sostanza», scrive il gip nella misura cautelare, «l’indagato, dal compimento del diciottesimo anno di età, è stato continuativamente, fatta eccezione per i periodi di detenzione scontati, dedito al compimento di atti delittuosi».
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