In mare i veleni della discarica sul Saline

7 Aprile 2016

Scatta il sequestro della guardia costiera nell’impianto di Villa Carmine da cui percolato cola direttamente nel fiume

MONTESILVANO. È finita sotto sequestro la discarica di Villa Carmine, a Montesilvano, per rilascio di sostanze inquinanti nel fiume Saline. I numeri dell'operazione, che è stata eseguita all'alba di ieri dalla Capitaneria di porto di Pescara, sono di 21mila metri quadrati di rifiuti nella discarica e una chiazza di circa 500 metri di percolato sull'argine del fiume, tutti sequestrati.

Il percolato che finiva nelle acque del Saline, quindi in mare, è un refluo con un tenore elevato di inquinanti organici e inorganici, che derivano da processi biologici e fisico-chimici all'interno della discarica. Per legge, deve essere captato e opportunamente trattato nel sito stesso della discarica, o trasportato in specifici impianti autorizzati allo smaltimento di rifiuti liquidi. Così non avveniva nella discarica di Villa Carmine, dove il materiale inquinante e pericoloso finiva direttamente nel fiume.

Il provvedimento di sequestro, firmato dal Gip del Tribunale di Pescara, è stato ritenuto necessario in quanto, come si legge in una nota della Capitaneria, «l'accertato stato dei luoghi ha evidenziato una cattiva gestione della discarica, che di fatto ha provocato un grave degrado con conseguente danno dell'ambientale circostante».

All'attuale commissario ad acta, Domenico Orlando, designato con decreto della Regione Abruzzo, sono stati contestati, in concorso, i reati di inquinamento ambientale, danneggiamento, getto pericoloso di cose e mancata bonifica del sito per lo sversamento sulla sponda del fiume Saline, di conseguenza nelle sue acque confluenti nel mare Adriatico, di percolato. L'incarico a Orlando è stato rinnovato lo scorso gennaio, stabilendo, come si legge nel Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo, che lo stesso «provvederà con cadenza trimestrale a relazionare in merito alle attività oggetto del mandato». Relazioni che, sempre da quanto si apprende dal Bollettino, «saranno pubblicate sul sito internet della Regione Abruzzo al fine di rendere trasparente l'attività espletata».

Le indagini portate avanti dalle donne e dagli uomini della guardia costiera appartenenti alla Capitaneria di porto di Pescara e alla Delegazione di spiaggia di Montesilvano, erano finalizzate a individuare le cause dell'inquinamento del fiume Saline, anche tenendo presente che «le acque confluiscono in mare minando la balneazione sicura», tema quanto mai attuale in tutto il Pescarese.

L'operazione, condotta sotto la guida del direttore marittimo Enrico Moretti, rientra nell'ambito della più ampia attività finalizzata alla tutela dell'ambiente marino, «obiettivo ormai di primaria importanza per la Capitaneria di porto di Pescara».

E proprio nel corso di uno di questi sopralluoghi, concentrati nella parte sottostante la discarica all'interno dell'alveo del fiume, è stata accertata la presenza di un'estesa chiazza di colore scuro maleodorante, che percolava direttamente dal terreno adiacente la discarica, per lo più costituito da una stratificazione di rifiuti solidi di diversa natura, come teloni di plastica e pneumatici, che ormai hanno formato lo stesso argine del fiume. Il liquido in questione, depositato in grande quantità sulla parte destra dell'alveo fluviale, finiva nel corso d'acqua, defluendo direttamente in mare.

Per conoscere il grado di pericolosità dei reflui, si attendono i risultati delle analisi che l'Arta sta eseguendo. La presenza massiccia di percolato deriverebbe dall'infiltrazione di acqua nella sovrastante massa di rifiuti e dalla loro decomposizione, visto che, nella parte più vecchia della discarica, proprio vicino al fiume, i rifiuti si trovano direttamente a contatto con il terreno.

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