In missione da gennaio: proteggono il territorio e un patrimonio Unesco

Le penne nere si trovano a Pec, nella parte ovest del Paese Al comando della Kfor dopo mesi di duro addestramento
L’AQUILA. Hanno il compito di sorvegliare la parte occidentale del Paese e proteggere il monastero di Decane, la più grande chiesa dei Balcani e patrimonio Unesco dal 2004. Gli alpini del 9° reggimento di stanza all’Aquila hanno lasciato l’Abruzzo a gennaio scorso per atterrare a Belo Polje, alle porte di Pec. Kosovo occidentale. Pochi chilometri dal confine serbo. È una delle missioni più impegnative e delicate che la Nato ha attualmente in corso: nonostante gli appelli della Comunità internazionale, non si è arrestata l’escalation degli ultimi mesi tra Pristina e Belgrado. Ma gli alpini aquilani hanno preparato con scrupolo l’impegnativa missione, sotto il comando del colonnello Mario Bozzi, originario di Gessopalena.
la missione
Le penne nere aquilane hanno assunto la guida del Regional Command West, avvicendando il Piemonte Cavalleria, nell’ambito della missione Kfor, alla quale partecipano 28 Paesi: 20 appartenenti alla Nato e 8 partner. L’impegno complessivo di forze ammonta a circa 3.800 unità. L’obiettivo è quello di favorire il dialogo tra Kosovo e Serbia, seguendo quanto previsto dalla risoluzione numero 1.244 delle Nazioni Unite del 1999.
l’addestramento
Gli alpini d’Abruzzo, appartenenti alla Brigata Alpina Taurinense, hanno concluso l’addestramento specifico a dicembre 2022 e hanno raggiunto il Kosovo lo scorso 17 gennaio, riportando la loro bandiera di guerra nella terra dei Balcani. La preparazione del 9° Reggimento è iniziata da settembre scorso, quando sono stati impiegati a Civitavecchia (in provincia di Roma) nell’esercitazione Orione 2/2022 per la validazione dello staff italiano che compone il Regional Command West.
La preparazione ha portato gli alpini del 9° reggimento in Germania, nell’esercitazione multinazionale KFOR31, per simulare uno scenario quanto più simile possibile a quello di Pec. Dopo l’arrivo nei Balcani, gli alpini hanno svolto un’attività specifica per adattarsi al movimento in montagna su terreno innevato in completa autonomia logistica. Alle esercitazioni hanno partecipato anche il personale croato, nord macedone e albanese. In marcia da un’altitudine di 1.300 metri fino a quota 1.650 metri. L’attività è stata pianificata con lo scopo di addestrarsi al movimento in ambiente montano, ma soprattutto di accrescere la sinergia ed incrementare lo spirito di amalgama tra i contingenti di diverse nazioni. Questi ultimi aspetti sono fondamentali per cooperare efficacemente a livello internazionale.
le attività solidali
Le penne nere aquilane sono state protagoniste anche di gesti solidali a favore delle comunità kosovare, come la donazione di materiale informatico alla scuola di Gornja Bitnja, che fa parte della municipalità di Strpce. Il colonnello Bozzi, insieme alla Cellula di cooperazione civile e militare del contingente multinazionale, ha partecipato alla cerimonia di consegna che si è tenuta nell’istituto scolastico insieme alle autorità locali e ai rappresentanti di tutti gli istituti educativi presenti nella municipalità kosovara. Ma sono altre le iniziative lodevoli di cui si è reso protagonista il gruppo aquilano nei confronti della popolazione locale, soprattutto i più piccoli.
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