In parrocchia sempre più poveri «Da noi 87 famiglie bisognose»

3 Gennaio 2023

Don Max distribuisce viveri due volte al mese: c’è chi ha perso il lavoro e chi non arriva a fine mese «Svuotando il Ferro di cavallo, le richieste sono aumentate e il disagio si è spostato nel quartiere»

PESCARA. Sono 87 le famiglie bisognose aiutate dalla parrocchia dei Santi Angeli Custodi, guidata da don Massimiliano De Luca, sacerdote di uno dei quartieri più difficili della città, Villa del fuoco. Supportato dai volontari della Caritas, don Max, così lo chiamano tutti, distribuisce decine di pacchi di viveri e giocattoli per i bambini della borgata, ogni terzo martedì e mercoledì del mese. Una processione di uomini e donne, soprattutto queste ultime, che si rivolgono alla parrocchia per sbarcare il lunario dopo la pandemia e in pieno carovita. «Sono sempre di più le famiglie che hanno bisogno di aiuto», spiega il sacerdote, «l'anno scorso erano 73, siamo arrivati a 87, tra cui pochissimi rom. Sono persone che hanno perso il lavoro, con il reddito di cittadinanza in esaurimento o che non sanno gestire i pochi fondi a disposizione».
La parrocchia riceve anche il sostegno del Pis (Pronto intervento sociale) del Comune per consentire ai nuovi poveri di pagare le bollette di luce e gas. La distribuzione dei viveri, offerti dal Banco Alimentare, con la collaborazione delle Vincenziane, dell’associazione Sulle Ali della Musica e del liceo scientifico Da Vinci, è coordinata da Enzo Filippone, pensionato delle Poste, già volontario di Avis, Lilt, don Orione e referente Caritas. Nei locali parrocchiali di via Lago di Posta (tra via Sacco e via Tavo) riceve le famiglie indigenti del quartiere e consegna loro pacchi di pasta, olio, zucchero, farina, tonno, formaggio, salami, cracker, biscotti, cioccolata, marmellata. «Sosteniamo», spiega Filippone, «le persone che hanno un reddito Isee al di sotto dei 6mila euro, 7mila se sono ultra 67enni. Durante il Covid si sono presentate, con la vergogna addosso, quasi tutte persone giovani che hanno perso il lavoro, il 60% dei nostri assistiti. Sette anni fa erano una quarantina le famiglie bisognose, oggi sono più che raddoppiate. Sono pescaresi, ma anche ucraini, nigeriani, romeni, che gravitano nella nostra parrocchia, l'80% sono donne».
Don Max analizza la situazione: «Pensavamo che la situazione di bisogno di riducesse con la “chiusura” del Ferro di cavallo che ha spalmato tante persone in altri quartieri, a Zanni, Fontanelle e San Donato. Invece, c'è stato un aumento dei poveri, almeno 14 famiglie in più dello scorso anno». «Svuotando il Ferro di Cavallo, peraltro occupato da tanti abusivi», prosegue il parroco di frontiera che non ha mai fermato la sua battaglia per la legalità, «il quartiere ha mantenuto tutte le sue criticità, dalle troppe incompiute alla microcriminalità, le problematiche del disagio si sono solo spostate anche all'interno dello stesso quartiere, tra via Lago di Capestrano, via Osento e via Nora. Siamo sempre stati contrari alla ricostruzione di abitazioni al posto del Ferro di cavallo dove invece vorremmo servizi con sportelli municipali e distaccamenti universitari». E conclude: «In un quartiere dove mancano le scuole dell'obbligo, sarebbe auspicabile una scuola dei mestieri per aiutare la rinascita dei giovani e allontanarli da percorsi criminosi». Dove? «Per esempio nell'ex camiceria di via Aterno», suggerisce il parroco.