In pensione a 63 anni Chi può farlo e come

L’Ape sociale anche agli operai coinvolti nelle crisi aziendali
Il Governo lavora alle ipotesi, che prendono sempre più consistenza, per arrivare alla riforma pensionistica entro la fine dell'anno. Ed evitare, con la scadenza di Quota 100 che non verrà prorogata, il ritorno alla vecchia formula della legge Fornero, che stabilisce la soglia dei 67 anni per andare in pensione. Tutto ruota intorno alla “sostenibilità economica” dell'operazione: le strade alternative, al momento, sono una corsia preferenziale per i lavoratori impiegati in mansioni gravose e l'Ape sociale, che ad oggi richiede 63 anni di età e 30 anni di contributi, rivista in chiave “post-Covid”.
PROPOSTE SUL TAVOLO. I tecnici del ministero dell’Economia stanno valutando la possibilità di agevolare i lavoratori occupati in mansioni gravose per i quali l'età pensionabile potrebbe essere fissata a 61 anni e 7 mesi, con almeno 35 di contributi, se dipendenti. Agli autonomi verrebbe richiesto un anno in più, arrivando così a 62 anni e 7 mesi. La seconda opzione è Quota 92 accessibile con 62 anni di età più 30 di contributi. Accantonata definitivamente, invece, la proposta che prevedeva, per i dipendenti pubblici, la possibilità di andare in pensione a 62 anni.
APE SOCIALE. La misura è in scadenza a fine 2021, ma il Governo sta valutando il rinnovo. L’Ape sociale attualmente richiede 63 anni di età e 30 anni di contributi, con uno sconto sull’anzianità contributiva pari ad un anno per ogni figlio, fino ad un massimo di due anni. Ma per accedervi bisogna rientrare in una delle seguenti categorie: disoccupati involontari senza sussidio (Naspi) da almeno tre mesi, caregiver per assistenza da almeno sei mesi del coniuge o partner in unione civile, oppure di un parente di primo grado convivente, disabili pari almeno al 74%, addetti a lavori gravosi da almeno sei anni nell’arco degli ultimi sette anni. L’assegno finanziato dallo Stato può raggiungere come massimo importo 1.500 euro per 12 mensilità. L’Ape sociale potrebbe essere estesa, ed è questa una delle novità di rilievo, ai soggetti fragili rispetto al rischio Covid e agli esuberi a fronte di crisi aziendali.
ADDIO QUOTA 100. Nel 2022 Quota 100 non sarà più attiva, come confermato anche dal presidente del Consiglio, Mario Draghi. Nella prossima riforma non ci sarà posto per l’accesso alla pensione anticipata con 38 anni di contributi e 62 di età: questa è una delle poche certezze sull’argomento, per il resto la discussione è aperta, ma avvicinandosi la scadenza del 31 dicembre, quando si tornerà automaticamente ai requisiti Fornero, il Governo cerca di stringere i tempi. Fra tutte le soluzioni, più o meno costose, il compromesso sembra essere proprio la proroga dell’Ape Sociale, tenendo conto dell'emergenza legata alla pandemia, con una definizione mirata delle categorie di beneficiari volta al sostegno delle fasce più deboli della forza lavoro. Dalla Corte dei Conti, che ha giudicato Quota 100 il provvedimento più costoso per le casse dell’Inps e ha sottolineato l’impossibilità di continuare a sostenere gli attuali numeri della previdenza italiana, è arrivata la proposta di «costruire, eventualmente con gradualità ma in un’ottica strutturale, un sistema di uscita anticipata che converga su una età uniforme per lavoratori in regime retributivo e lavoratori in regime contributivo puro». In pratica l’idea sarebbe quella di consentire l’accesso alla pensione in anticipo a 64 anni di età e 20 anni di contributi, a patto di aver maturato un trattamento dall’importo pari a 2,8 volte l’assegno sociale. Un’opzione di pensionamento anticipato che risulterebbe basata sul calcolo di tipo contributivo, quindi vantaggiosa per le casse pubbliche dello Stato, ma molto meno per il lavoratore.
LE ALTERNATIVE. In precedenza, era stata ipotizzata l'adozione di Quota 102, con l'uscita dal lavoro a 63 anni di età e 39 di contributi oppure a 64 di età e 38 di contributi, affiancata da una Quota 41 per tutti, che prevede il pensionamento anticipato con il solo requisito legato all’età contributiva, come oggi avviene per determinate categorie di lavoratori tutelate, abbassando l’attuale soglia della pensione anticipata, fissata a 42 anni e 10 mesi per gli uomini ed a 41 anni e 10 mesi di età per le donne. Lo scoglio resta legato al costo di questa misura, giudicata dalla Corte dei Conti troppo onerosa. Ancora nulla di certo sulla proroga di Opzione donna, che consente di richiedere la pensione anticipata raggiunti i 58 anni di età per le dipendenti e i 59 anni di età per le lavoratrici autonome, con 35 anni di contributi, accettando un assegno calcolato con il solo metodo contributivo. Infine, con i contratto di espansione l’azienda che stringe un accordo bilaterale con le parti sociali può agevolare l’uscita dei lavoratori più vicini alla pensione, ai quali manchino meno di 60 mesi al raggiungimento della pensione di vecchiaia, programmando nuove assunzioni.

