In pensione a 64 anni: chi ci andrà e da quando

30 Settembre 2020

Il piano del governo. Penalizzazione se si esce in anticipo: taglio del 3% all’anno Uscita agevolata anche per coloro che fanno lavori usuranti: sconto di 24 mesi

L’AQUILA. È proprio il caso di dirlo: Quota 100 va in pensione. L’uscita dal lavoro a 62 anni di età e 38 di contributi sarà un’opzione praticabile ancora per il 2021, poi finirà in soffitta. Un progetto triennale di riforma che, per stessa ammissione del Governo, «andava a supplire a un disagio sociale». Ma che non verrà prorogato: i numeri raggiunti dalla misura sperimentale non sono sufficienti a garantirne la prosecuzione, in quanto troppo onerosa. Al vaglio c’è l’opzione Quota 102 e altre formule che contemplano importanti penalizzazioni economiche per chi andrà in pensione dopo il 2021.
ADDIO QUOTA 100. Cambiando le regole sul raggiungimento della soglia di età utile per andare in pensione, a rischiare di più sono gli ultrasessantenni che nel 2022 non potranno smettere di lavorare. Sotto la lente di ingrandimento ci sono coloro che conquisteranno le soglie richieste, ovvero 38 anni di contributi e 62 di età nel 2021 o negli ultimi mesi del 2020. Il rischio concreto, per chi ha superato i 60 anni di età, è rappresentato da uno scalone di 5 anni, in quanto ci vorranno di nuovo 67 anni di età per andare in pensione di vecchiaia, come stabilito dalla legge Fornero. La riforma in preparazione potrà prevedere uscite differenziate, in termini di età pensionabile, in base alla professione e ai cosiddetti lavori usuranti.
IPOTESI ALLO STUDIO. Sono diverse. È stata ipotizzata una nuova possibilità di pensione anticipata a 64 anni, con 37-38 anni di contributi e una penalizzazione sull’assegno che dipende dagli anni di anticipo. E di un’uscita dal lavoro con requisiti inferiori sia di età sia di contribuzione per alcune categorie di lavoratori che svolgono mestieri usuranti, ma i “paletti” temporali dentro cui incasellare la riforma non sono ancora definiti. Il governo sta pensando a varie soluzioni tra cui quella di consentire, dal 2022, ai lavoratori che vogliono andare in pensione, l’uscita anticipata a 64 anni di età con un mimino di 38 anni di contributi accettando un taglio che oscilla tra il 2,8 e il 3% della parte di pensione calcolata con il calcolo contributivo, per ogni anno che serve per raggiungere i 67 anni di età. La cosiddetta quota 102. Una soluzione che potrebbe risultare particolarmente favorevole ai lavoratori più anziani, prossimi al pensionamento. Quota 102 consentirebbe al lavoratore di andare in pensione con tre anni di anticipo, a fronte di une penalizzazione media del 5% sul trattamento che maturerebbe richiedendo la pensione al raggiungimento degli attuali requisiti in vigore.
LE ALTERNATIVE. La ricerca di misure capaci di garantire flessibilità in uscita dal lavoro a partire dal 1° gennaio 2023 da una parte, e il contenimento dei costi per lo Stato dall’altra, si concretizza nella valutazione di altre forme di trattamenti previdenziali che potrebbero essere resi operativi alla scadenza del triennio sperimentale di Quota 100. L’opzione Quota 41 è una delle proposte sul tavolo di contrattazione sindacale: la formula fa riferimento ai 41 anni di contribuzione e ai 62 anni di età anagrafica come i requisiti corretti per un’uscita anticipata dal mondo del lavoro, indipendentemente dalla presenza di tagli sull’assegno pensionistico, che il nuovo meccanismo potrebbe comportare. Attualmente Quota 41 è riservata a determinate categorie di persone quali disoccupati, invalidi, caregivers, o soggetti che operano in condizioni di lavoro gravose e usuranti. Ma, qualora venisse adottata a partire dal 2023, garantirebbe un’uscita anticipata estesa a tutti.
OPZIONE DONNA. Si va verso la conferma, nella manovra 2021, di Opzione donna che dà la facoltà alle lavoratrici del pubblico e del privato, di andare in pensione anticipata, ma con assegno calcolato interamente su sistema contributivo. Avvalendosi di questa opportunità, le lavoratrici possono andare in pensione entro il 2020, a 58 anni (59 se autonome), se hanno raggiunto i 35 anni di contributi al 31 dicembre 2019. Una soluzione che potrebbe essere prorogata anche per il prossimo anno. Possono aderire a Opzione donna tutte le lavoratrici iscritte all’assicurazione generale obbligatoria, a fondi sostitutivi o esclusivi che siano in possesso di contributi alla data del 31 dicembre 1995. Sono escluse, invece, le iscritte alla gestione separata o che, per qualsiasi motivo, vogliano utilizzare i contributi maturati in questa gestione per raggiungere il requisito contributivo.
APE SOCIAL. Anche l'Ape social potrebbe essere prorogata. Si tratta di un’indennità che spetta, fino al conseguimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, ad alcune categorie di lavoratori che si trovano in particolari condizioni e sono in possesso di un minimo di 63 anni di età e di 30 o 36 anni di contributi. Il calcolo dell’Ape sociale viene effettuato secondo il normale criterio di calcolo della pensione, ma il suo importo non può comunque essere superiore al limite mensile di 1.500 euro, senza possibilità di rivalutazioni future.
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