In pensione in anticipo Ultimi ritocchi alla legge

Da Quota 100 all’Opzione Donna, dal riscatto della laurea all’Ape social I requisiti e le modalità per lasciare il lavoro prima dei 67 anni di età
PESCARA. Quota 100, riscatto agevolato della laurea per tutti, e “pace” contributiva, pensione anticipata e opzione donna: sono solo alcune delle misure contenute nel “Decreto” approvato al Senato, che in presenza di determinati requisiti consentiranno a qualcuno di andare in pensione un po’ prima.
QUOTA 100. Chi ha 62 anni di età e 38 anni di contributi nel triennio 2019-2021, se vuole, potrà lasciare il lavoro senza penalizzazioni dirette. Va da sé che andando in pensione con qualche anno d’anticipo, verserà meno contributi, e la rata mensile sarà più bassa. È riservata ai lavoratori iscritti all’Inps, che possono sommare ai fini contributivi, anche gli anni maturati in gestioni diverse.
OPZIONE DONNA. Le lavoratrici di 58 o 59 anni, anche autonome, che al 31 dicembre dell’anno scorso avevano totalizzato almeno 35 anni di contributi, possono andare in pensione. Significa che la loro vita lavorativa è iniziata a 23 o 24 anni.
PENSIONE ANTICIPATA. È diversa da Quota 100, e consente di andare in pensione un po’ prima purché in possesso di 42 anni e 10 mesi di contributi (per gli uomini), e 41 anni e 10 mesi per le donne. Non vengono applicati i cinque mesi in più previsti dalla legge Fornero, e legati all’innalzamento dell’aspettativa di vita, che invece restano in vigore per chi prenderà la pensione di vecchiaia.
RISCATTO DELLA LAUREA. Per l’intero triennio compreso tra il 2019 e il 20121 tutti potranno riscattare la laurea, a fini pensionistici, a condizioni agevolate. Nel decretone, infatti, non è più previsto il limite dei 45 anni, a patto però gli anni universitari siano successivi al 1996. Nei fatti, solo in pochi potranno beneficiare della novità, perché la platea di chi ha superato i 45 anni e non ha versato contributi prima del 1996 è piuttosto ristretta. I costi per chi potrà usufruire dell’agevolazione, sono dimezzati rispetto al passato, e calcolati orientativamente in circa 5mila euro l’anno.
LAVORI GRAVOSI. I lavoratori che hanno svolto attività particolarmente gravose potranno andare in pensione a 63 anni di età e in presenza di 36 anni di contributi. Nella categoria, fra gli altri, rientrano camionisti, infermieri, facchini, addetti alle pulizie, chi ha lavorato in gallerie, cave o miniere o ad alte temperature.
APE SOCIAL. Fino al 31 dicembre di quest’anno è stata prorogata l’Ape social, cioè l’assegno di accompagnamento alla pensione per alcune categorie, come i caregiver familiari, i disoccupati, gli invalidi. Per accedere bisogna avere almeno 30 anni di contributi. Per le donne è previsto lo sconto di un anno per ogni figlio. L’importo della pensione, che non potrà essere rivalutato, non potrà superare i 1.500 euro.
ANTICIPO DEL TFR. Sale da 30mila a 45mila euro la soglia relativa all’anticipo del trattamento di fine rapporto per i dipendenti pubblici. La norma riguarda anche chi è in pensione da prima dell’entrata in vigore del decreto, e non ha ancora ricevuto la “liquidazione”. Per avere l’anticipo bisognerà presentare in banca una richiesta di finanziamento.

