In piazza con padelle e coperchi È la protesta dell’Alberghiero

9 Marzo 2019

Mille studenti davanti alla Provincia per chiedere la ristrutturazione della sede di via Italica  La promessa di Zaffiri: lunedì i sopralluoghi. Ma la preside della Di Marzio avverte: mi servono le aule

PESCARA. Casseruole, coperchi, colini, cucchiai, mestoli e formine. Gli studenti dell'Alberghiero, un migliaio, hanno svuotato le cucine della scuola e, ieri mattina davanti al palazzo della Provincia, in piazza Italia, hanno portato rabbia e pentolame, sostenuti nella protesta da alcuni compagni diplomati negli anni scorsi che hanno fatto sentire forte e chiara la loro voce dai microfoni.
Dalle 9 si sono seduti sul piazzale a gambe incrociate, hanno rumoreggiato, tamburellato, gridato cori e slogan, urlato a squarciagola «ascoltaci», sventolato striscioni con su scritto: «Chi taglia i fondi alle scuole, cancella il nostro futuro», «Vogliamo una scuola normale, ma non ci rispetta l'istituzione provinciale», «Senza fondi, niente cuochi».
Una manifestazione colorita per chiedere al presidente Antonio Zaffiri di velocizzare l'iter che conduce allo sblocco dei fondi regionali, 2 milioni e 300mila euro, e procedere subito alla ristrutturazione dell'istituto di via Italica, reso umido e fatiscente dalle piogge di ottobre, con le pareti e i solai ingabbiati da reti anticalcinacci. Dalla Di Marzio-Michetti, dove da 4 mesi sono ospiti 366 studenti e 20 classi ripartiti in altrettante aule, i ragazzi hanno chiesto di tornare al più presto in via Italica, nella loro scuola.
Zaffiri si è materializzato sulle scale del palazzo alle 10 e 3 minuti, ha augurato alla folla (presidiata dagli agenti della questura) delle ragazze un buon 8 marzo, poi si è trascinato nella sala dei Marmi il codazzo della delegazione dei manifestanti (30 persone tra rappresentanti d’istituto, docenti e, per i genitori, Marcella D’Ancona). Non vedendola nel gruppo, il presidente ha richiesto la presenza della preside Alessandra Di Pietro: «Mi piacerebbe che ci fosse» ha detto.
Venti minuti dopo, la dirigente scolastica, che da mesi sollecitava un incontro con i vertici provinciali, inascoltata fino alla protesta di ieri, è arrivata. Di rosso vestita e con le armi diplomaticamente affilate. Gli studenti in platea seduti accanto alla preside e il presidente, affiancato dal neo responsabile dell’area tecnica Luigi Urbani, in piedi sul palco. Per circa un’ora le parti hanno battibeccato, si sono confrontati, hanno chiarito e non chiarito. I ragazzi hanno chiesto subito fondi, subito lavori e subito riapertura della sede di via Italica. Zaffiri ha risposto che per i fondi «bisogna aspettare che la Regione decida l'erogazione» del finanziamento inserito nel piano triennale, destinato alla riqualificazione strutturale di diversi istituti scolastici, tra cui la De Cecco.
Il presidente ha spiegato, così come aveva fatto con il Centro a fine febbraio, che «nel 2018 non siamo rientrati nella graduatoria per l’assegnazione dei finanziamenti e non sappiamo ancora se rientreremo in quella del 2019. Purtroppo siamo stati anche rallentati dagli ultimi passaggi istituzionali post elezioni. Comunque la nostra struttura tecnica è pronta a indire una gara d'appalto, ma non è possibile avviare nessun iter senza la copertura finanziaria».
Alla fine del colloquio, dai toni pacati ma nervosi, Zaffiri ha annunciato che tra lunedì e martedì sarà effettuato un sopralluogo nella scuola di via Italica a cura dell'ingegner Urbani per verificare le attuali condizioni della struttura. Sopralluogo richiesto più volte negli ultimi mesi da studenti e genitori che ringraziano la preside della Di Marzio-Michetti, Maria Antonella Ascani per l'ospitalità ricevuta, ma chiedono di tornare al più presto nella loro sede di Porta Nuova, rinnovata.
Zaffiri ha gelato gli entusiasmi dei presenti quando ha fatto capire a chiare lettere che «anche se i lavori dovessero iniziare domani, gli studenti, a inizio del nuovo anno scolastico, dovrebbero comunque tornare alla Di Marzio perché gli interventi non saranno completati per quella data».
Apriti cielo. Le quattro agguerrite rappresentanti delle prime classi, Carmen Servillo, Simona Capitanio, Francesca Fagnani e Naomi Allegro hanno guardato dritto negli occhi il presidente e gli hanno risposto: «Pensiamo che lei ci stia prendendo per i fondelli. Da tempo cerchiamo un contatto con lei, ma ha aspettato che manifestassimo qui sotto per replicare. Che cosa dobbiamo dire ora ai nostri compagni, che abbiamo scherzato, torniamocene a casa? Con tutti i sacrifici che facciamo per spostarci ogni giorno da una sede all'altra, tra i Colli e Porta Nuova, per le lezioni nei laboratori in via dei Sabini, lei ci sta togliendo la voglia di andare a scuola». La tensione, qui, è arrivata alle stelle, prima della pax finale con foto sottobraccio a Zaffiri. La Di Pietro ha espresso la sua preoccupazione sulla eventuale possibilità di rimanere senza aule a settembre perché la convenzione con la Di Marzio (620 alunni) scade a giugno. Preoccupazione tutt’altro che remota. È la stessa Ascani a confermare che il prossimo anno ha bisogno «delle aule per i nuovi laboratori di benessere, estetica, acconciature, informatica e ottica». Quindi, ospitalità offerta «col cuore», ma «dobbiamo andare avanti con le nostre attività, un altro anno in questa situazione è impensabile».
Ora la palla ripassa alla Provincia, ma soprattutto alla Regione, secondo Berardino Fiorilli di Azione Politica, intervenuto sulla questione con la richiesta di «aprire una vertenza amministrativa già dalla prossima settimana per definire tempi e procedure per individuare le risorse più urgenti per i lavori».