In piazza la rivolta del commercio

27 Ottobre 2020

Domani a Pescara si mobilitano i ristoratori: niente Tari e sospensione delle tasse

L'AQUILA. I ristoratori scendono in piazza contro il nuovo Dpcm, che fissa l'orario di chiusura dei locali alle 18, tranne per il cibo da asporto. La protesta andrà in scena domani, in decine di città italiane, tra cui Pescara. Bar e ristoranti temono un collasso economico, più pesante di quello del lockdown. Critiche, con il Governo, Confcommercio e Confesercenti, che chiedono il rinvio di tutti i pagamenti, la sospensione dei mutui e delle tasse e ristori certi e consistenti. Il rischio è che, a fine anno, abbassino definitivamente la saracinesca il 35% delle attività del settore.
TUTTI IN PIAZZA
Hanno scelto la mobilitazione generale per dire "no" alle restrizioni: le associazioni di categoria hanno aderito in massa alla protesta lanciata a livello nazionale, che si riverbererà sui territori. «Gli imprenditori del settore ristorazione», spiega Roberto Donatelli, presidente Confcommercio Abruzzo, «dopo il lockdown si sono dovuti adeguare ai nuovi protocolli, investendo denaro per mettere a norma e in sicurezza i locali. Un ulteriore sforzo economico che, adesso, viene ripagato dal Governo con il blocco delle attività alle 18. Una misura che, tra l'altro, non risolve il problema degli assembramenti, né incide, a nostro avviso, sulla gestione della curva pandemica». Andrà a penalizzare fortemente, invece, secondo la Confcommercio, il settore della ristorazione, della somministrazione, nonché le palestre. «Occorrono misure economiche certe e consistenti», incalza Donatelli, «le attività devono essere risarcite mediante il credito d'imposta, il blocco degli affitti, moratorie fiscali e finanziamenti a fondo perduto. Altrimenti, tutto il settore imploderà. La proroga della cassa integrazione Covid al 31 dicembre prossimo può aiutare, ma il vero problema sono le tasse. Di questo passo, a fine anno il 35% delle aziende rischia la chiusura».
ZERO INCASSI
Il problema maggiore è la mancanza di liquidità. «Il Governo ha scelto di mettere la mascherina al lockdown»: la pensa così Gianni Taucci, direttore Confesercenti della provincia di Pescara. «È un fermo indotto, peggiore rispetto a quello vissuto a marzo ed aprile scorsi», afferma, «in quanto la parte produttiva delle attività resterà in funzione fino alle 18, con costi di gestione stabili, ma senza clienti a sufficienza. L'equazione è: resto aperto, non produco e non ho sostegno». Per Confesercenti «sarebbe stato più opportuno chiudere completamente le attività», evidenzia Taucci, «compensando il nuovo fermo con un sostegno reale e immediato agli imprenditori, che in questi mesi si sono attrezzati per mantenere il distanziamento e applicare i protocolli sanitari previsti. Non può essere penalizzata una sola categoria: il comparto del commercio e del turismo che, in realtà, ha risposto con maggior vigore e organizzazione all'esigenza di potenziamento delle misure anti-Covid».
GRIDO DI AIUTO
Queste le richieste sul piatto: azzeramento della Tari e di tutte le imposte locali, proroga delle scadenze delle tasse, un sostegno economico per le imprese con la sospensione o il taglio del 50% dei pagamenti dei fitti, azzeramento delle utenze nei periodi di mancata attività e sospensione del pagamento dei mutui. «Il Governo deve mettere le imprese nelle condizioni di mantenere in vita le attività», conclude Taucci, «la nostra non è una protesta politica, ma un grido di aiuto».
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