In piazza le priorità degli studenti

Tra le richieste fatte alla politica: «Più trasporti, sportelli di ascolto e spazi sociali»
PESCARA. «Questa scuola non ci piace, non è calata nella realtà. Non ci insegna il mestiere, non ci offre un futuro. Siamo demoralizzati e rivogliamo Lo Spaz».
C’erano una trentina, ieri pomeriggio, alla manifestazione organizzata in piazza Unione, davanti al palazzo della Regione, dall’Unione degli studenti Abruzzo con ragazzi pescaresi e altri provenienti da Chieti, Lanciano e L’Aquila e coordinata da Francesca Cantagallo e Antonia Melaranni dell'esecutivo dell’Unione Studenti. Hanno intonato canti e slogan: “Se non cambierà, lotta dura sarà”; hanno sventolato le bandiere rosse dell’Unione degli studenti, hanno innalzato striscioni con su scritto “Margini al centro Per l'Abruzzo ora decidiamo noi”, “Caro libri perché ostacoli il mio futuro?”, “Per Lorenzo, Giuseppe e Giuliano (“Tre ragazzi italiani morti durante le ore di alternanza scuola lavoro”) alternanza per l'istruzione integrata”, “La scuola è una delle cause di stress per un adolescente, sul benessere decidiamo noi”, “Non siamo vasi da riempire ma fuochi da accendere”. Dentro la protesta c'è il malumore di Maya, Camilla, Ilaria, Fabiana, Manuele, Dorian, Morena, Elodia, Cosmo, Allegra, Gloria, Francesco, Martina, Giulia, Marta Elettra, Serena e Antonia, ragazzi del Misticoni di Pescara, del Vico di Chieti, del liceo musicale Cotugno dell’Aquila, che chiedono «alle istituzioni regionali e locali, lavori infrastrutturali, migliori trasporti e sportelli di ascolto».
«Il Marconi è ancora spezzato in cinque sedi», protesta Francesca Cantagallo, del direttivo studentesco. Non finisce la frase che dietro di lei si materializza, casualmente, il presidente della Provincia Ottavio De Martinis che rassicura: «Entro l’anno tutti gli studenti del Marconi rientreranno nella nuova sede» di via Marino da Caramanico. Maya, Camilla e Ilaria, pescaresi e chietine, parlano per tutti: «Mancano gli sportelli di ascolto per affrontare i disagi della quotidianità nel post pandemia; in classe vorremmo parlare dei problemi dell’attualità, guerre, bullismo, crisi climatica e crisi economica, di educazione sessuale con medici ed esperti, e non solo le solite lezioni teoriche di date e avvenimenti che non ci preparano per il futuro, chiediamo libri in comodato d'uso e alzare la soglia Isee».
E i trasporti: «Siamo costretti ad alzarci alle 7 per stare a scuola alle 9 e uscire un’ora prima per non perdere il bus che ci riporta a casa, o aspettiamo per ore». Infine, chiedono «uno spazio sociale come era un tempo Lo Spaz per studiare le materie che ci piacciono e stop all'alternanza scuola lavoro perché le aziende sfruttano i tirocinanti».

