In prima linea anche i senatori abruzzesi

Pagano (FI): centrodestra più unito. Di Girolamo (M5S): noi accompagnati fuori. D’Alfonso (Pd): il Parlamento s’è fatto piccolo
Una giornata tesa e convulsa di battaglia campale, quella di ieri, conclusa con un voto al Senato che ha visto il Governo Draghi ottenere sì la fiducia ma senza la presenza dei parlamentari del centrodestra: il premier sembra quindi andare dritto verso le dimissioni definitive e il Paese verso le elezioni a ottobre. In prima linea c’erano anche i senatori abruzzesi. Ieri sera, mentre tornavano a casa o si preparavano alla “permanenza romana” nei prossimi giorni di crisi, alcuni di loro hanno deciso di esprimere a caldo racconto e reazioni della giornata alle spalle.
Il centrodestra sembra esserne uscito rafforzato. «Abbiamo presentato una risoluzione con la quale chiedevamo un governo senza il Movimento 5 Stelle. Si è preferito votare la risoluzione di Casini che non avrebbe cambiato nulla e abbiamo deciso di non partecipare al voto per distinguerci dai pentastellati», ha raccontato il senatore di Forza Italia Nazario Pagano, continuando: «Si è trattato di un voto anomalo, perché Draghi non ha avuto una sfiducia. Oggi si capirà se ci sono spiragli perché possa continuare. Noi guardiamo solo all’interesse del Paese e il centrodestra ne esce più unito. Se ne esce anche rafforzato lo decideranno gli italiani».
Se il centrodestra sembra aver assestato il colpo finale al Governo, la crisi è però partita nei giorni scorsi dal Movimento 5 Stelle. «Ci hanno lentamente accompagnato all’uscita del Governo», ha commentato Gabriella Di Girolamo. Continua la senatrice pentastellata: «Noi abbiamo comunque garantito il numero legale nella votazione e il rispetto istituzionale, distinguendoci dal centrodestra che invece ha abbandonato l’Aula. Nel suo discorso, Draghi non ha dato risposte sui nove punti che avevamo individuato per il bene del Paese. Ci aspettavamo una presa di posizione più forte, i temi invece sono stati soltanto sfiorati dal premier. Poi, nella replica, abbiamo visto una posizione contro di noi».
Duro il giudizio del senatore del Partito Democratico Luciano D’Alfonso su quanto accaduto ieri: «Il Parlamento è diventato piccolo. Questo Governo è nato per le emergenze e le emergenze non sono finite. Ma i partiti si sono sganciati dall’agenda nazionale per i propri interessi di parte. E Draghi ha fatto esplodere queste contraddizioni». Poi sulle prossime ore: «È accaduto un fatto nuovo nella storia parlamentare: il premier ha ottenuto la fiducia ma senza la capienza dei numeri, quando invece gli servirebbe un livello di fiducia più ampia possibile, oltre il 51%. Quando le istituzioni non possono garantirla, non resta che il voto: oggi si compirà uno scenario o l’altro, ma quanto successo ieri al Senato sembra immodificabile. Io ho comunque convocato la commissione Finanze per le 9 di stamattina».
Ci sono poi le reazioni dei deputati, che oggi ospiteranno Draghi alla Camera. Tra quelli abruzzesi, ha preso posizione Stefania Pezzopane, del Pd come D’Alfonso: «Sono disgustata. Si correva in discesa lungo un piano inclinato, con forze di governo che si sono incontrate con il medesimo obiettivo di abbattere. Il M5S ha iniziato il gioco e Lega e Forza Italia, obbedienti alla Meloni, hanno fatto l’esecuzione finale. Sono disgustata, non solo per la gravità della vicenda e per le ripercussioni che avrà sul nostro Paese, ma anche per la modalità spietata».
Ha preso posizione anche Camillo D’Alessandro, deputato abruzzese di Italia Viva: «Chi è stato causa della caduta del governo Draghi, incurante delle conseguenze per famiglie, imprese, occupazione, amministrazioni locali non può rappresentare un interlocutore. Ora il Pd decida cosa fare con i 5 Stelle, non solo a Roma, ma anche in Abruzzo».
Nel pomeriggio si era espresso anche il governatore abruzzese Marco Marsilio, ribadendo la posizione sua e di Fratelli d’Italia, quella del ritorno immediato al voto.

