In quattro rischiano il processo per l’operaio morto folgorato

4 Febbraio 2020

Sono il proprietario della casa dove la vittima stava eseguendo i lavori e 3 titolari delle ditte coinvolte Il 45enne di Rosciano stava lavando la pompa di getto del cemento. Il pm: «Non fu valutato il rischio»

SAN VALENTINO. In quattro rischiano di finire sotto processo per omicidio colposo per la morte sul lavoro di un operario di Rosciano di 45 anni, Antonino Cavallo, rimasto folgorato sul cantiere il 13 luglio del 2018 a San Valentino. Il sostituto procuratore Rosangela Di Stefano ha spedito la sua richiesta di rinvio a giudizio al gup per i quattro presunti responsabili di quella morte. La richiesta di processo riguarda il proprietario della casa, Massimo Agostinello, Adolfo Di Tommaso, titolare della ditta che eseguiva i lavori insieme a Franco Di Tommaso dirigente e preposto della ditta “F.lli Di Tommaso A.L. snc.”, impresa fornitrice del calcestruzzo, e Arsen Shehaj che era il titolare della omonima ditta individuale, l’impresa affidataria dei lavori di realizzazione del piazzale, nel cantiere di via Solcano, a San Valentino.
In cooperazione fra loro, afferma nel capo di imputazione il pm, «per colpa consistita in imperizia, imprudenza, negligenza e violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni, cagionavano il decesso di Antonino Cavallo, dipendente della ditta “Cogedit” distaccato presso la ditta “Di Tommaso”, facendogli eseguire lavori di getto di cemento con la pompa e lavaggio della stessa, in assenza di idonea valutazione del rischio».
Secondo l’accusa i presunti responsabili, non adottando le norme di sicurezza, avrebbero omesso di «mettere fuori tensione e in sicurezza la linea elettrica di media tensione presente nel cantiere per tutta la durata dei lavori; omesso di posizionare ostacoli rigidi per impedire l’avvicinamento della pompa alla linea e, in permanenza di persone, omesso di tenere la pompa di calcestruzzo a distanza di sicurezza dalla linea elettrica».
Perché proprio nell’eseguire la manovra di chiusura del braccio della pompa, effettuata da un collega della vittima, la pompa si avvicinava alla linea elettrica «cagionando il passaggio dell’elettricità alla pompa stessa, così folgorando il Cavallo che teneva in mano il tubo dell’acqua dotato di anima metallica annesso al mezzo».
Una morte terribile davanti agli occhi dei colleghi di lavoro che non poterono far nulla. Adolfo Di Tommaso e Massimo Agostinello devono anche rispondere delle violazioni specifiche delle norme di sicurezza stabilite dal decreto legislativo 81 del 2008, che regola appunto, nei particolari, questa importante materia.
La vittima era sposata e aveva tre figli, ed era molto conosciuto a Rosciano, dove in passato aveva gestito a lungo un bar. Quel maledetto giorno Antonino era arrivato praticamente alla fine del suo turno di lavoro e stava terminando la gettata di calcestruzzo. Il 45enne ha iniziato a lavare la pompa della betoniera collegata a sua volta a un gigantesco braccio meccanico, manovrato da un collega. La tragedia si è consumata in pochi secondi: il braccio della betoniera si è avvicinato ai fili dell'alta tensione e quel braccio si è trasformato in un micidiale conduttore che ha scaricato a terra i ventimila volt di elettricità che hanno folgorato il povero Antonino.
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