In tre anni requisiti sette immobili

Il caso di Montesilvano, a breve anche un altro alloggio potrebbe passare al Comune
MONTESILVANO. In tre anni sette immobili confiscati ai rom e a esponenti della criminalità organizzata e passati tra le proprietà del Comune di Montesilvano. È un dato a due facce: la prima è che i procedimenti giudiziari innescati dalle indagini delle forze dell’ordine giungono al traguardo di togliere mani illecite dai beni immobili presenti sul territorio comunale; la seconda è che anche la provincia di Pescara diventa, sempre più spesso, una bandierina da piazzare sulla mappa degli affari della criminalità organizzata, con investimenti nell’edilizia e nel commercio. «Dal 2019 ad oggi sono ben 7 (quasi una dozzina considerando i cespiti)», dice il consigliere comunale Marco Forconi, delegato alla sicurezza, «le unità immobiliari definitivamente confiscate ed assegnate al nostro ente, destinate ad attività sociali. Un valido strumento per disincentivare, circoscrivere e reprimere l’espansione della criminalità organizzata è colpirne la parte economica».
L’ultimo caso, l’estate scorsa, è un immobile in via Agostinone confiscato alla camorra: l’appartamento, di circa 80 metri quadrati, è entrato nelle disponibilità del Comune con la gestione affidata all’Azienda speciale dei servizi sociali.
In passato sono stati sequestrati definitivamente altri alloggi in via Mosa, via Lago di Como, via L’Aquila, via Vestina e un garage sempre in via Agostinone. In Comune si attende, a breve, anche un intervento di confisca in via Isonzo: un ulteriore appartamento sarà affidato al Comune.

