In un anno tremila incidenti sulle strade dell’Abruzzo: ecco la mappa dei pericoli

Alle 22.30 torna la puntata di “31 minuti” tra statistiche e storie di dolore I dati dicono che i decessi sono in calo, ma l’Aci avverte: «Troppe distrazioni»
PESCARA. L’anno scorso, in Italia, sono morte più di tremila persone a causa degli incidenti stradali: è un grande numero. Come se uno dei tanti piccoli paesi italiani scomparisse giorno dopo giorno fino a diventare un paese fantasma come quelli che si vedono nei film. Immaginate Moscufo, Balsorano, Casalincontrada o Morro d’Oro senza più abitanti, con le case tutte vuote e il vento che porta a spasso soltanto polvere: il rumore del silenzio e niente più. In Abruzzo, nel 2022, si sono contati 59 morti e quasi 4mila feriti. “Morti in strada, vuoto nelle case”, è il titolo della puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento giornalistico di Rete8 in collaborazione con il Centro che va in onda questa sera alle ore 22.30. La regia è di Antonio D’Ottavio. A parlare di rischi e sicurezza stradale, Giampiero Sartorelli, presidente dell’Aci di Pescara. E Sartorelli mette in guardia: «Gli automobilisti? Spesso non sono prudenti, troppe distrazioni». A partire dai cellulari: una ricerca dell’Anas dice che un automobilista su 10 gira video mentre guida.
Eppure, da vent’anni, sicuramente a parole, le pubbliche amministrazioni si pongono una sfida: abbattere il numero degli incidenti e dei morti sulle strade. Nel 2011, proprio con questo obiettivo, nacque il “Centro regionale abruzzese di monitoraggio della sicurezza stradale”: un ente chiamato Cramoss e un progetto da quasi tre milioni di euro. A distanza di 12 anni, i dati sono ancora allarmanti e la freddezza delle statistiche dice che i morti lentamente scendono ma sono sempre tanti: 2.824 gli incidenti accaduti nel 2022 in Abruzzo (804 a Pescara e provincia, 784 a Teramo, 691 a Chieti e 545 all’Aquila); i morti sono stati 59: 23 a Teramo, la provincia più martoriata, mentre l’anno precedente il primato delle vittime era toccato a Chieti con 30 morti. Nel 2021, in Abruzzo, i morti erano stati ottanta. A fronte di questi dati, l’Istat assicura che l’indice di mortalità è in calo ma ci sono strade troppo pericolose: pensate alla Trignina, nel Vastese, proprio poche settimane fa, a causa di uno scontro frontale, sono morti un giovane padre e una neonata. Si chiamavano Alessio Amicone di 42 anni e Amalia Meo e lei non aveva compiuto neanche un anno. Ai bordi della Trignina, i mazzi di fiori ricordano le tragedie in sequenza. E sono tante. E poi L’Aquila e la costa, in particolare il versante settentrionale, sono i territori abruzzesi in cui si concentra la maggiore incidentalità stradale.
Ma perché gli incidenti sono così tanti? Tra i comportamenti errati alla guida, ci sono il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità troppo elevata. Sono queste le prime tre cause di incidente: questi tre casi, dice l’Istat, costituiscono complessivamente il 43,2%. Considerando solo le strade extraurbane, la guida distratta incide da sola per il 18,8%, mentre l’elevata velocità per il 16,7% e il procedere senza mantenere la distanza di sicurezza per il 5,9%. Il tasso di mortalità standardizzato è più alto per la classe di età 45-64 anni. Quasi una vittima su 5 è una persona che sta camminando o sta attraversando la strada: il 45,5% dei pedoni rimasti vittima di incidente stradale e il 37,3% dei pedoni feriti hanno più di 65 anni. L’ultima tragedia sabato scorso sulla riviera di Pescara battuta dalla pioggia: Luigi Tinaro, 76 anni, stava attraversando sulle strisce pedonali insieme al suo cane quando è stato travolto da un’auto in corsa guidata da un giovane.
Ma la responsabilità degli incidenti è tutta degli utenti della strada? Un dato contenuto in una ricerca di Open Polis fa riflettere: il 18,6% delle famiglie abruzzesi dichiara condizioni stradali «molto cattive» nella zona in cui vive. Troppe buche, pochi lampioni e segnaletica assente: tante strade abruzzesi non sono sicure.
C’è qualcosa, però, che le statistiche non riescono a raccontare perché dietro ogni singola cifra ci sono lacrime e assenze: vite spezzate e famiglie che piangono i loro cari, persone che improvvisamente non ci sono più. Come Federica Pia Pizzuto, 21 anni, morta sulla circonvallazione di Pescara in uno scontro frontale accaduto il 17 novembre scorso. Nello stesso incidente è morto anche l’altro conducente, Mario Di Francesco, 59 anni, che lascia due figli di 15 e 17 anni: due ragazzi che dovranno crescere da soli perché la mamma non c’è più da due anni.
Tante storie, tutte inaccettabili. E chi resta, di fronte al corso naturale delle cose improvvisamente invertito con i genitori che seppelliscono i figli, come fa a darsi pace? Ci si aggrappa a tutto, anche a una targa da mettere al muro della tragedia. Nella macchina accartocciata contro quel muro della chiesa di Sant’Anna a Chieti, all’alba del 20 agosto scorso, è morto Carlo Amicone. Aveva 25 anni. Nonno Renato, aveva un desiderio per lenire il dolore: una targa per ricordare il nipote. E ci è riuscito, grazie a un appello rilanciato dal Centro e raccolto dal Comune. Ora su quel muro c’è scritto: “Il tuo sorriso è il nostro regalo più bello, la tua improvvisa morte ha lasciato un vuoto in quanti ti hanno amato e resterai sempre nei nostri cuori e pensieri”. La vita dà e la vita toglie, senza avvertire e senza perché.

