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3 aprile

3 Aprile 2026

Oggi, ma nel 1980, in tutta Italia, usciva per l’etichetta discografica milanese Targa di Mario Rapallo “Colpa d’Alfredo”, il terzo album inciso in studio di Vasco Rossi, di 28 anni, prodotto dal britannico Alan Taylor, come già i due 33 giri precedenti, “Ma cosa vuoi che sia una canzone”, del 1978, e “Non siamo mica gli americani!”, del 1979. Il pezzo portante utilizzato per la promozione e quindi estratto come singolo era “Non l’hai mica capito”, con “Asilo Republic” nel b-side, perché il brano che dava il titolo alla raccolta -ispirato dall’amico Andrea Giacobazzi, successo che diventerà di culto, non solo tra gli estimatori del futuro “Kom”,- era ritenuto dal contenuto “forte”. Al limite dell’oltraggio. Soprattutto per la frase: «È andata a casa con il negro, la troia». Ma non solo.

Anche per: «L’ho vista uscire, mano nella mano, con quell’africano che non parla neanche bene l’italiano, ma si vede che si fa capire bene quando vuole? Tutte le sere ne accompagna a casa una diversa chissà che cosa le racconta». Vasco Rossi ha svariate volte spiegato come il vero significato di “Colpa d’Alfredo” fosse legato ad un’occasione sciupata per rimorchiare una ragazza quando metteva ancora i dischi nei locali come dj. S’era messo d’accordo con la tipa per accompagnarla a casa, ma il già menzionato Giacobazzi aveva rovinato i piani riportandogli alla memoria l’appuntamento musicale a Misano, incompatibile con l’andare via con quella lei. E aveva visto la fanciulla lasciare quel posto con un altro, tale Santino. Che era “negro” non realmente, ma solo in quanto più in grado di cogliere l’opportunità. E c’era rimasto particolarmente male.

Per tutte le 8 tracce sia i testi che la musica erano del cantautore di Zocca (nella foto, particolare, nell’irriverente scatto, dello stesso ’80, di Angelo Deligio, tra i principali fotografi di scena attivo soprattutto nel capoluogo lombardo, per Mondadori portfolio). Secondo i critici musicali il lavoro era stato fortemente influenzato dalla prematura dipartita terrena del padre del “Blasco”, Giovanni Carlo “Carlino” Rossi, avvenuta il 31 ottobre dell’anno precedente, a 56 anni, autotrasportatore, che era stato colto da infarto mentre era alla guida del suo camion per una ditta di Vignola, in quel di Modena. Il babbo del rocker, onorato in “Anima fragile”, sempre secondo i racconti del figlio, era già stato segnato da due anni di campo di prigionia nazista a Dortmund, in Germania, nel contesto del secondo conflitto mondiale.

Complessivamente l’album mostrava un artista ironico, aggressivo, ma anche dolce, comunque spregiudicato, anticonformista e ribelle. Grazie a “Sensazioni forti” Vasco riuscirà a mettere a segno il passaggio televisivo nella quinta edizione della trasmissione “Domenica in”, su Rai Uno, condotta da Pippo Baudo, il 14 dicembre 1980, che ne aumenterà sensibilmente la popolarità catodica. Il 31 dicembre di quel 1980 l'album chiuderà la classifica nazionale dei 33 giri al 55° posto.