In vent’anni chiuse a Pescara 15 edicole: «Gli utili non sono più sufficienti»

18 Dicembre 2025

Sono sempre più in crisi le rivendite di giornali in città. Parla il responsabile sindacale Giovanni Rosa: «Non ne vale la pena»

PESCARA. Sono trentacinque le edicole operative che riforniscono di quotidiani, riviste periodiche e specializzate, figurine e altri prodotti editoriali i cittadini di Pescara o che ogni giorno vivono il territorio. Venti anni fa ne erano cinquanta e negli ultimi cinque anni le saracinesche si sono abbassate su cinque di esse. Ma sembra essere proprio il 2025 l’Annus horribilis per il settore. In dodici mesi ben tre attività hanno chiuso per sempre. E tutte nel centro città. Dopo quelle chiuse in viale Regina Margherita e in via Nicola Fabrizi, ora è stata smantellata definitivamente quella storica di piazza Salotto, dismessa già da tempo.

«Per le ore in cui stiamo aperti tutti i giorni, nel mio caso undici, quasi dodici, dalla mattina alle 5.30 alle 14 e poi dalle 15.40 alle 19.20, gli utili non sono sufficienti. Non ne vale la pena», dice senza mezzi termini Giovanni Rosa, responsabile sindacale degli edicolanti. I fattori per cui ormai la categoria fa fatica a reggere sono due in particolare. «Il primo è che ormai le informazioni si possono trovare altrove: in tv e su internet. La seconda è che Pescara è sempre più una città vuota. Tutto il commercio si sta spostando fuori e non è un caso che anche tanti negozi stanno chiudendo e si sono trasferiti altrove. La città si vive sempre di meno», analizza.

Lo zoccolo duro della clientela delle edicole è costituito dalle persone mature. Gli anziani sono quelli che non rinunciano a sfogliare il quotidiano di carta, anche se «a un certo punto della vita, in maniera quasi naturale, scende anche in loro il desiderio e la necessità di restare informati», dice Rosa. «I bambini non si vedono praticamente più. Ho aperto l’edicola su viale Gabriele d’Annunzio il primo settembre 1985 e in 41 anni ho visto tanti cambiamenti. Un tempo tanti genitori accompagnavano i figli a comprare fumetti, figurine o i giornali che regalavano i pupazzetti. Oggi le figurine dei calciatori sono un ricordo. Qualcuno compra le carte dei Pòkemon che sono arrivate una ventina d’anni fa e reggono ancora, ma se andiamo a vedere i clienti che le acquistano non sono bambini, ma ragazzi di una certa età, anche perché il costo varia dai 6 ai 30 euro».

Il prodotto editoriale più venduto resta il quotidiano, soprattutto quello locale, mentre i nazionali sono tutti in calo e «si parla di un dieci per cento in meno nelle vendite», dice ancora l’edicolante. Peggiore il quadro per la stampa specializzata con «le riviste di settore che ormai non legge più nessuno. Prima si compravano giornali sulla nautica, sulla caccia, sulla pesca, sull’arredamento. Oggi non funzionano più, tanto che quelle riviste sono sempre di meno e le pubblicazioni rallentano fino a diventare anche trimestrali. Così come non hanno più mercato e sono praticamente scomparse le raccolte che un tempo si vendevano parecchio. Quello che funziona ancora sono i libri di qualsiasi genere, di geopolitica, di salute, ad esempio, che si vendono in abbinamento ai quotidiani», chiarisce Rosa.

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