Incarichi esterni Provincia, prima udienza

La Corte dei Conti ipotizza, da parte di Di Rino e Bernardini, un danno erariale di 98mila euro
PESCARA. La Corte dei Conti gli contesta un danno erariale di 98.450.32 euro «in ragione dell’inutilità dell’impiego della risorsa finanziaria» per il conferimento, nel 2009, di incarichi di consulenza, da parte della Provincia, per l’attuazione di un progetto comunitario da sei milioni di euro.
Due giorni fa, a carico di Tommaso Di Rino e Fabrizio Bernardini, all’epoca rispettivamente capo del settore Lavoro, e direttore generale della Provincia, si è svolta all’Aquila la prima udienza dopo la quale di qui a pochi mesi si dovrebbe arrivare a conclusione della vicenda giudiziaria innescata nel 2010 da due esposti: uno anonimo e un altro a firma di tre dipendenti della Provincia che alla Guardia di finanza avevano prefigurato un’ipotesi di danno erariale. In particolare, l’esposto sosteneva che l’avviso pubblico (selezione per titoli e colloquio per lo svolgimento di attività nell’ambito del progetto speciale Multiasse) presentasse profili di inutilità della spesa, tenuto conto della dotazione organica dell’amministrazione medesima. Sette incarichi che sono scesi a due all’esito delle controdeduzioni presentate lo scorso settembre da Bernardini e Di Rino, e in base alle quali la stessa Corte dei conti ha riconosciuto per cinque incarichi la indubbia utilità. Restano invece contestate le figure del commercialista e dell’avvocato. Sono queste le due figure a cui la Provincia, per parte di Di Rino e con l’avallo, secondo la Corte dei Conti, del direttore generale Bernardini che avrebbe in qualche modo dovuto impedirlo, in seguito a concorso aveva conferito incarico per la rendicontazione della spesa e per tutte le procedure amministrative e specialistiche relative al progetto. Circostanze che sia Di Rino sia Bernardini hanno ricostruito e spiegato nel dettaglio nelle rispettive memorie difensive presentate lo scorso 24 maggio con documentazione allegata. «Sono sicuro che una lettura attenta del nostro operato non potrà che riconoscere la correttezza del nostro operato», sottolinea Bernardini che pur riconoscendo una sorta di allarme sociale per l’affidamento di consulenze esterne, rimarca: «C’è una giusta attenzione, purchè non se ne faccia un abuso». Un eccesso di zelo da parte dei tre dipendenti che hanno presentato l’esposto, in quanto, secondo i diretti interessati, quelle figure specializzate erano necessarie a trattare una materia composita e specialistica come quella dei progetti comunitari. Come ha spiegato Di Rino , «non potevano essere svolte dal personale interno all’ente per la specificità e la complessità delle procedure. Il personale interno non era nella condizione di poter svolgere le attività medesime, a prescindere dal possesso di titoli accademici e specifici, senza contare che la Provincia di Pescara versava in una situazione di carenza di organico espressamente evidenziata dalla giunta provinciale con due delibere del maggio e del luglio 2010. Dunque è da considerare pienamente legittimo l’utilizzo di professionalità esterne, senza necessità d’affiancamento, come pure ammesso dalla giurisprudenza contabile, in circostanza di manifesta carenza d’organico, soprattutto in presenza del rischio di vanificazione del progetto e di dispersione delle risorse ad esso afferenti.
Concetti espressi anche da Bernardini il quale, in relazione alla sua qualifica di direttore generale, ha fatto presente di aver ritenuto legittima la richiesta di Di Rino sia perchè Di Rino è dirigente particolarmente esperto e sia perché la richiesta atteneva alla realizzazione di uno specifico progetto «per il quale erano necessarie professionalità altamente qualificate, non rinvenute dal responsabile nell’ambito del Dipartmento da lui diretto». Tutto questo, fermo restando come rimarca Bernardini, «la piena legittimità della procedura concorsuale espletata». (s.d.l.)
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