Incarico esterno per il teatro, due condanne

17 Settembre 2018

Funzionario ed ex dirigente del Comune devono risarcire. «Quella figura era già disponibile» 

PESCARA. Per un incarico professionale, affidato «con estrema superficialità» dal Comune di Pescara nel 2012 a una figura esterna, e pagato ben 48mila euro, per un progetto peraltro mai realizzato, arriva oggi, a distanza di sei anni, la condanna dei giudici amministrativi a carico di un ex dirigente e di un funzionario dell'amministrazione: Fabrizio Trisi e Giuliano Rossi. Il primo dovrà risarcire 20mila euro al Comune, il secondo 12mila. L'architetto esterno incaricato era Michele Lepore: il ruolo sarebbe stato quello di supporto al Rup (Responsabile unico del procedimento) che si occupava del progetto del nuovo Teatro comunale da realizzare nell'area di risulta della ex stazione ferroviaria. Per i giudici contabili della Corte dei Conti, quel ruolo poteva essere tranquillamente ricoperto da una delle tante figure professionali presenti in Comune, senza andare a creare un danno per l'amministrazione, «costituito», scrivono i giudici, «dall'aggravio di spesa sopportato dall'ente locale in conseguenza della irregolare nomina di un architetto esterno a supporto del Rup, pur in presenza dei presupposti di legge e pur in mancanza della dimostrazione dell'attività di supporto da questi concretamente svolta».
Per la Corte dei Conti sarebbero state violate le «elementari norme in materia di lavori pubblici», in quanto la ricognizione delle professionalità interne all'Ente non solo «è stata fatta in maniera superficiale e neppure aggiornata, confondendo la "disponibilità soggettiva” (da parte del dipendente, quale fosse una sua scelta quella di accettare o meno l'incarico) con la "disponibilità oggettiva (per l'Ente locale, nel senso di presenza in organico di personale idoneo a ricoprirlo), ma neppure è possibile accertare in che cosa sia consistita l'attività di supporto svolta dal professionista esterno».
E visto che il caso fu portato all'attenzione dell'opinione pubblica dalla stampa, che «insinuava il dubbio che il professionista incaricato fosse particolarmente vicino al sindaco di Pescara dell'epoca e al dirigente competente», aggiungono in sentenza i giudici, «i due dipendenti avrebbero dovuto operare con la massima trasparenza e con il massimo rigoroso scrupolo, non potendo essere ignari del contestato». Ma soprattutto altrettanto grave sarebbe il fatto che nelle carte non c'è alcuna prova del lavoro che avrebbe svolto l'architetto Lepore, «attività sottoposta peraltro, per paradosso», si legge in sentenza, «alla successiva verifica di quegli stessi dipendenti interni che, secondo i convenuti, non erano in grado di poter svolgere in proprio l'incarico in questione».
Davanti alla Corte dei Conti, l'ex dirigente Trisi non si è neppure costituito, mentre il dipendente Rossi, assistito dall'avvocato Ugo Di Silvestre, ha presentato memorie per spiegare la sua posizione: tesi difensive che però non sono state condivise dai giudici che hanno deciso di condannare entrambi i dipendenti a risarcire il Comune.
Maurizio Cirillo