Inchiesta La City, in 12 a processo: coinvolti imprenditori e dirigenti

31 Gennaio 2019

Sott’accusa il complesso in via Tiburtina. I reati contestati a vario titolo: abuso edilizio e d’ufficio  Assolti perché il fatto non sussiste gli unici due politici, l’ex sindaco Mascia e l’ex assessore Antonelli 

PESCARA. Assolti «perché il fatto non sussiste». Formula piena, dunque, per l’ex sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, e per l'ex assessore comunale Marcello Antonelli (FI), coinvolti nella vicenda City, per la realizzazione della struttura che avrebbe dovuto ospitare la nuova sede della Regione Abruzzo. È quanto ha deciso ieri il giudice per l’udienza preliminare, Gianluca Sarandrea che ha giudicato i due esponenti politici che, accusati di concorso in abuso d’ufficio, avevano scelto la strada del rito abbreviato. Lo stesso giudice ha invece rinviato a giudizio gli altri 12 imputati coinvolti nel procedimento.
Per abuso d’ufficio, il prossimo 8 maggio, verranno processati Antonio Sorgi, Carla Mannetti, Gaetano Silverii, Emilia Fino, Pierluigi Caputi, Gaetano Pepe, Lanfranco Chiavaroli ed Enrico Iacomini: tutti dirigenti della Regione Abruzzo e del Comune di Pescara.
Di abuso edilizio dovranno invece rispondere gli altri imputati: l'imprenditore Marco Sciarra, socio di maggioranza e legale rappresentante della società Iniziative Immobiliari Abruzzesi, dove figurano altri noti costruttori abruzzesi; l’amministratore unico della Imar Costruzioni, Giovanni Pagliarone; il direttore dei lavori architettonici, Mario D’Urbano e il direttore dei lavori per le opere strutturali, Carlo Galimberti.
Piena soddisfazione quella espressa dall’ex sindaco Luigi Albore Mascia dopo la lettura del dispositivo: «Per oltre tre anni questa vicenda, dal punto di vista psicologico, aveva limitato la mia azione politica che è sempre stata irreprensibile in tutti questi anni. Questa sentenza di oggi pone fino a tutto questo. La scelta che abbiamo fatto di essere processati con il rito abbreviato ha chiarito una volta per tutte che questo procedimento, per quanto riguarda gli amministratori, non doveva neppure iniziare anche perché la formula assolutoria ampia la dice lunga. Da domani», conclude Albore Mascia, «per me inizia una nuova vita politica e guardo già alle prossime amministrative con uno spirito nuovo e con una nuova carica».
La vicenda, così come le accuse mosse dalla procura, ruotava attorno alla variazione di destinazione d’uso deliberata appunto dalla giunta di Luigi Albore Mascia. Secondo l’accusa, così come esplicitata nel capo di imputazione, «si addiveniva al sostanziale ampliamento della destinazione d’uso della sottozona indicata, attestando, contrariamente al vero, che tale variazione non determinasse l’aumento del carico urbanistico».
La procura contestava agli imputati di aver delegato «al privato costruttore la mera attestazione del mancato incremento del carico antropico, pur a seguito dell’edificazione programmata»; sarebbe stato occultato «il dato che il fine ultimo della variante deliberata fosse volta a consentire la realizzazione di una struttura che per l’incremento differenziale del carico antropico potesse integrare anche un obiettivo sensibile del piano di rischio aeroportuale», segnalato con forza dall’Enac proprio per la vicinanza della struttura all’aeroporto.
La pubblica accusa, per i due esponenti politici, aveva chiesto la condanna a otto mesi di reclusione sostenendo, in requisitoria, che «nella vicenda City c’è stata una totale sovrapposizione di interessi pubblici e interessi privati». Cosa evidentemente non condivisa dal giudice Sarandrea che ha addirittura utilizzato la formula piena per assolvere i due ex amministratori del Comune di Pescara.
«Sono molto soddisfatto», ha commentato l’ex assessore Marcello Antonelli, «nella consapevolezza che il nostro operato è stato sempre corretto e che avevamo sempre mantenuto alta la linea della salvaguardia dell’interesse pubblico. Ritengo che la scelta e gli atti che avevamo prodotto, così come ha riconosciuto il giudice, sono stati legittimi e leciti. Spiace per i tre anni e mezzo di preoccupazioni dal punto di vista personale, perché questo è inevitabile che avvenga. Adesso però si riparte anche dal punto dell’agibilità politica che fino ad ora era stata molto condizionata dall’esito di questa vicenda. Avevo sempre detto che in caso di condanna avrei smesso di fare politica, ora si riparte».
Importante, adesso, sarà attendere le motivazioni della sentenza anche per comprendere il perché di questa netta divisione del fronte politico, che è stato assolto con la formula più ampia possibile, rispetto al fronte tecnico per il quale è stato disposto il rinvio a giudizio.
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