Indagine sulla presenza dell’alga tossica

Scoperta dall’Arta nella zona di Rocca S.Giovanni. Le seconde analisi (di ieri) fanno sperare nella regressione del fenomeno
PESCARA. Il suo habitat naturale è quello dei climi tropicali, ma da un po’ di anni a questa parte ogni tanto si affaccia anche alle nostre latitudini. È la Ostreopsis ovata, un’alga microscopica, invisibile a occhio nudo; quando fiorisce, oltre a “regalare” colorazioni particolari alle acque di superficie, e talvolta una schiuma marroncina, può provocare irritazione alle mucose, difficoltà respiratorie e, in qualche caso, anche febbre.
Lo scorso 4 settembre l’Arta, impegnata nelle analisi di routine sulla balneabilità delle acque, ne ha rilevato la presenza in tre punti di prelievo, tutti nel territorio di Rocca San Giovanni: il primo, 75 metri a nord della foce di San Biagio, gli altri due nella zona antistante il chilometro 484 e il chilometro 482, lungo la statale 16.
La presenza di diverse unità cellulari per litro ha fatto scattare la soglia di allerta, attivando così il protocollo entrato in vigore nel 2010. A occuparsi del caso il direttore dell’Arta, Francesco Chiavaroli, e i funzionari Angela Ariano e Emanuela Scamosci. Ieri e l’altro ieri le analisi sono state ripetute, evidenziando che i valori sono in netta diminuzione rispetto ai giorni scorsi. In caso contrario sarebbero scattate delle precauzioni, tra le quali il divieto di balneazione. La situazione, dunque, per ora non desterebbe particolare preoccupazione, anche se l’Arta ha provveduto comunque a informare il sindaco di Rocca San Giovanni, Giovanni Enzo Di Rito, la Asl, la Capitaneria di Porto e la Regione. Per il momento non c’è alcuna situazione di allarme; nulla di drammatico, dunque, ma il monitoraggio deve continuare, così come prevede il ministero della salute.
La Ostreopsis ovata è stata segnalata nelle acque dell’Adriatico già alla fine del millennio scorso. Complice il riscaldamento globale del pianeta, che sta mettendo a dura prova gli ecosistemi con l’ingresso di specie fino a qualche tempo appannaggio esclusivo di ben altre regioni climatiche, la microalga è arrivata a turbare le estati dei bagnanti e dei sindaci. La prima fioritura italiana, chiamata “bloom”, risale al 1998 ed è stata osservata sul litorale della Toscana. In Abruzzo i primi “avvistamenti” risalgono al 2000; un altro episodio fu segnalato nel 2007.
I controlli dell’Arta proseguono e, anzi, si ampliano. Anziché nei tre punti classici di prelievo le analisi ora riguarderanno zone più ampie, proprio per monitorare in modo approfondito l’evoluzione del fenomeno. Anche la diminuzione stagionale delle temperature dovrebbe contribuire a riportare la situazione nell’alveo della normalità.
Questo, però, lo diranno con certezza solo i risultati dei prossimi prelievi.
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