Infermieri da tutto l’Abruzzo in piazza

28 Gennaio 2022

Un centinaio manifesterà sotto l’assessorato alla Sanità «contro i mancati riconoscimenti professionali ed economici»

PESCARA. Saranno circa 100 gli infermieri e gli operatori sanitari di tutto l’Abruzzo che stamattina, dalle 11 alle 12, manifesteranno sotto la sede dell’assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo, per chiedere condizioni di lavoro accettabili e allo stesso tempo riconoscimenti professionali ed economici. «Saremo in 100 come comunicato alla questura», spiega Andrea Liberatore, segretario regionale del Nursind, che ha organizzato la protesta, «nel rispetto delle normative anti Covid e poi perché tanti non possono venire. Molti, in quest’ultimo periodo, si sono contagiati e sono quindi casa, altri saranno a lavoro, negli ospedali, per garantire l’assistenza ai pazienti. Il principale motivo per cui scendiamo in piazza è di carattere morale. Il governo ha stanziato nella legge di bilancio 335 milioni destinati alle indennità professionali per l’emergenza sanitaria. Ebbene, si è provveduto subito al pagamento dei medici, mentre noi non abbiamo ancora visto nulla in quanto si attende il rinnovo del contratto di lavoro. E questo a fronte di una situazione per noi sempre più difficile. E adesso», sottolinea, «con la variante Omicron siamo in ginocchio. Non abbiamo riposi, ferie, congedi. Non abbiamo niente e siamo i peggio pagati. Dico solo che un infermiere laureato percepisce 1.400 euro netti al mese. E con questa cifra deve pagarsi anche l’assicurazione annuale perché le responsabilità che noi abbiamo sono enormi. Siamo davvero in ginocchio», ripete Liberatore.
La situazione, a suo dire, va meglio nella Asl di Pescara, dove sono state fatte diverse assunzioni, meno in quelle di Chieti e L’Aquila. «Non sappiamo come coprire le carenze di personale che ci sono, stiamo provando a tamponare», fa presente il segretario del Nursind. «Siamo stremati. Nonostante questo, diamo il massimo, anche se con lo stress c’è il rischio che qualcosa possa sfuggire. E questo non è consentito, non lo possiamo permettere. Ricordiamo, inoltre, che noi come tutte le altre persone abbiamo delle famiglie, figli da seguire, genitori anziani o parenti disabili da accudire. Con la manifestazione di oggi, chiediamo alla politica, a quella nazionale in particolare, delle risposte. Dal momento che non possiamo andare tutti a Roma, ci auguriamo che la Regione si faccia portavoce delle nostre sofferenze. All’assessore Nicoletta Verì», sottolinea Liberatore, «abbiamo già chiesto uno sforzo per riattivare l’indennità di malattie infettive che era prevista nel contratto Covid 2020. Uno sforzo per reperire ulteriori risorse. Ci sentiamo presi in giro».
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