Inferno domestico: quasi trecento casi tra percosse e violenze

22 Novembre 2018

Lucà, dirigente Anticrimine: il sommerso è incredibile «È importantissimo parlare, anche con le persone vicine»

PESCARA. È Carmela Lucà, dirigente della divisione Anticrimine della questura, a parlare della violenza di genere in vista della giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, che si celebra domani. E a lanciare un appello: «È importantissimo parlare, denunciare».
Quanto è diffusa la violenza di genere in provincia, in base ai dati che parlano di 247 denunce e 31 ammonimenti?
Il fenomeno ha una diffusione omogenea in Italia e in provincia non ne siamo esenti. È un fenomeno esteso a tutte le classi sociali: dai laureati alle persone con un grado di istruzione non elevato, per le violenze di genere in ambito familiare.
E quanto il fenomeno resta nell’ombra? Sono state superate le paure di denunciare e di chiedere aiuto? Se no, perché c’è tanta resistenza?
C’è un sommerso incredibile, impossibile da quantificare, ma una sentinella sono i referti del pronto soccorso sulle donne picchiate. Molto spesso non vogliono dire chi ha provocato le lesioni, solo talvolta chiamano in causa il marito: a quel punto partono i nostri approfondimenti, riferiamo all’autorità giudiziaria e il questore può valutare l’ammonimento, in caso di percosse e lesioni. Spesso le donne non vogliono denunciare perché è come se volessero proteggere uno stato di equilibrio: ritengono più gravoso affrontare l’allontanamento da casa, magari un processo, che continuare a sopportare i soprusi. Non denunciano anche perché non hanno una indipendenza economica e andare via creerebbe seri problemi: quindi subiscono e restano in famiglia.
I figli, i familiari, gli amici?
I figli sono anche loro delle vittime. E l’ambiente non aiuta perché la famiglia e gli amici, creano, magari inconsapevolmente, un senso di colpa nella donna che vuole denunciare l’uomo. Le forze dell’ordine, l’autorità giudiziaria, i servizi del territorio fanno del loro meglio, fin dove possono arrivare. Per quanto ci riguarda siamo stati formati ad un approccio con la vittima che è empatico, in un ambiente protetto. Ma la donna, che si sente responsabile delle reazioni dell’altro, si vergogna di parlare anche con le persone care, si chiude. Invece deve trovare il coraggio di confidarsi, di aprirsi con qualcuno e questo qualcuno deve spingere a denunciare o a rivolgersi a uno centro anti-violenza, che assicura un supporto psicologico. È fondamentale che ci sia una spinta da chi è vicino alla vittima perché ci sono delle donne che non vanno neppure in ospedale. Noi ricordiamo che non bisogna essere omertosi: la segnalazione, la denuncia, può arrivare da chiunque, anche un vicino di casa, ma non devono essere anonime.
A cosa va incontro un marito, un compagno violento?
Negli ultimi anni la legislazione si è evoluta, introducendo il delitto di stalking (atti persecutori). E’ stata introdotta l’aggravante per i delitti commessi in ambito familiare, se avvengono alla presenza di minori. E si può arrivare, in casi gravissimi, all’allontanamento dei bambini da casa o alla presa in carico da parte dei servizi sociali. Sono state introdotte anche delle aggravanti per il delitto di violenza sessuale. L’autore rischia la misura cautelare in carcere o i domiciliari, o l’allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento alla vittima che va informata delle misure adottate. Le donne possono essere difese gratuitamente.
Un uomo violento vi ha mai chiesto aiuto?
Un ammonito ha riconosciuto di aver maltrattato una donna e spiegato di aver avuto dei problemi per la perdita del lavoro, assicurando che si sarebbe fatto aiutare. Gli uomini ammoniti vengono indirizzati ai presidi territoriali, che possono aiutarli.
Il camper rosa incontra i pescaresi in piazza, all’università e nelle scuole. Qual è la reazione dei cittadini? E dei giovani?
La campagna del camper della polizia è partita nel 2016, quando Pescara è stata scelta come una delle città pilota, perché il numero delle denunce era consistente. Di fronte a un male endemico della società, di cui tutti si devono fare carico, il personale del camper punta a sensibilizzare non solo le donne ma tutti i cittadini, cercando di non aspettare che le vittime vengano da noi. La sollecitazione da parte dei ragazzi è alta, più attenta e partecipata degli adulti, e in alcuni istituti sono stati realizzati progetti didattici sulla violenza che vedono la partecipazione della polizia all’evento finale, come accadrà domani al Tito Acerbo. Le segnalazioni dei ragazzi, poi, hanno permesso alla squadra mobile di accertare responsabilità di persone violente.