«Ingegnere, di professione badante»
Un ex dirigente disoccupato racconta la sua storia mentre oggi parte un corso da assistente frequentato da molti pescaresi
PESCARA. «Riuscivo ad andare a tagliarmi i capelli quando accompagnavo la signora a tagliarli. Per il resto, mai neanche un caffè». La storia di Giovanni (nome di fantasia), è quella di chi ha scelto per necessità e per passione di lavorare per gli altri, 24 ore su 24. Chiede di non rendere nota la sua identità, Giovanni, un ingegnere elettronico e un assistente familiare da circa cinque anni. Ha 43 anni e ha lavorato, per anni, in grandi aziende come la Philips e altre società. La chiusura delle sedi italiane della Philips ha significato per lui il dovere di accorciarsi le maniche e di trovare un altro lavoro.
Di storie come quelle di Giovanni a Pescara ce ne sono a decine. Sono sempre di più, infatti, gli uomini in cerca di lavoro che seguono corsi per diventare badanti, assistenti familiari: figure professionali che, fino a qualche anno fa, erano appannagio quasi esclusivo di donne straniere. E’ anche per questo motivo che parte oggi, in città, il corso intitolato “Badante e anziano fragile nella relazione di aiuto”, organizzato dall'associazione Nastro d'Argento onlus e finanziato dalla Fondazione PescarAbruzzo. Tra gli iscritti due terzi sono italiani (solo il restante terzo è composto da stranieri) e dieci su 35 sono uomini. Un altro segnale della crisi che sta stravolgendo la vita anche della classe media italiana.
La storia di Giovanni, in questo senso, è esemplare. «Le circostanze della vita mi hanno portato a trovarmi in questo mestiere», racconta l’igegnere-badante. «Ho iniziato da volontario, assistendo un anziano non autosufficiente che conoscevo e poi, una volta rimasto senza lavoro, l'ho assistito ancora sino a che non è venuto a mancare. Poi ho trovato un'altra sistemazione. Ho assistito una donna non vedente parzialmente autosufficiente per un anno e mezzo vivendo con lei, guadagnando 1200 euro al mese».
In questo anno e mezzo da badante, per Giovanni mai un caffè, una passeggiata, una pizza. Le giornate scorrevano tutte uguali, con dedizione e passione. «Dalla colazione alla spesa, dalla passeggiata alla lettura dei libri, alla spiegazione delle immagini alla tv», dice ancora Giovanni. «Andavo dal parrucchiere quando ci andava la donna che aiutavo: per un anno ho fatto questa vita, e, a essere sincero, lo rifarei. Certo, servono qualità che nessun corso può insegnare. Io, dal canto mio, so fare iniezioni, so pulire, stirare, cucinare, faccio tutto. Si sacrifica la vita ma per me non è un problema».
Un lavoro h24, senza giorni liberi, senza pause e senza una vita di relazione. Eppure un lavoro che oggi viene inseguito soprattutto da parte di chi non è alla ricerca di un primo impiego. Giovanni, in questo momento, è fermo, a casa. Non sta lavorando perché non ha nessuno da assistere, ma cerca lavoro, lo cerca ancora. La sua figura di ingegnere, per quanto specializzata, è più richiesta all'estero che in Italia. Il lavoro di assistente familiare, invece, paradossalmente, è più difficile da ottenere per un italiano che pero straniero. «I cittadini stranieri», racconta Giovanni, «spesso hanno la loro rete di contatti tra le parrocchie, forse costano meno e trovano più facilmente lavoro. Io sono iscritto a tutte le associazioni di badanti della città. A Pescara ce ne sono cinque, ma al momento sono fermo».
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