Inquinamento, congelato il processo a Di Properzio

28 Novembre 2020

Il giudice rinvia a giugno 2022 il procedimento giudiziario: si riprende dopo la bonifica avviata dai due imprenditori 

PESCARA. Viene congelato per circa un anno e mezzo il procedimento davanti al gup che vede imputati per inquinamento ambientale, falso ideologico e mancata bonifica del sito, i fratelli Sabatino e Lorenzo Di Properzio, i noti imprenditori che gestiscono lo stabilimento Abruzzo Costiero, un importante deposito di carburanti nella zona di via Raiale a Pescara. Lo ha deciso il giudice Antonella Di Carlo, accogliendo nell’ultima udienza una articolata richiesta avanzata dall’avvocato Massimo Galasso che assiste i due imputati.
I Di Properzio sono accusati di aver causato un problema ambientale dovuto alla contaminazione dell'area interna ed esterna dello stabilimento che si trova a ridosso del fiume Pescara e dell’aeroporto (indagini condotte dai carabinieri forestali).
Il motivo del lungo rinvio al 23 giugno del 2022 è legato ai lavori avviati per il risanamento della zona interessata. Si tratta del così detto ravvedimento operoso: cioè una serie di condotte riparatorie, idonee non a provocare l’estinzione del reato, che verrà comunque discusso poi in sede di udienza preliminare, ma a determinare un sensibile beneficio sul piano sanzionatorio. Un’attività che riguarderà sia la messa in sicurezza che la bonifica: quindi una serie di interventi finalizzati ad eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti o quantomeno a ridurre le concentrazioni di quelle sostanze presenti nel sottosuolo ad un valore inferiore ai valori di concentrazione delle soglie di rischio.
Un lavoro che gli imputati, stando alla memoria presentata dal legale, avevano già avviato da tempo. «Il procedimento amministrativo finalizzato alla bonifica», spiega l'avvocato Galasso nella sua richiesta, «seppur con le inevitabili lungaggini burocratiche e rallentato dall'emergenza Covid, ha già portato alla validazione e approvazione dei risultati finali del piano di caratterizzazione e all’adozione della determinazione motivata di conclusione positiva dei lavori della Conferenza dei servizi».
Gli imprenditori-imputati hanno stilato un crono-programma di attuazione dei lavori che, qualora venisse condiviso anche dall'Arta con i vari campionamenti da effettuare, potrebbe portare a concludere i lavori al massimo entro quindici mesi.
Il legale ha anche precisato al giudice che la sospensione non andrebbe in alcun modo a incidere sul rischio ambientale, visto che da una parte la perizia depositata agli atti ha escluso qualsiasi inquinamento al di fuori del sito industriale e dall’altra tutte le misurazioni effettuate dall’Arta sui terreni evidenziano la conformità e il non superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione. E proprio questa attività posta in essere dagli imputati ha indotto il giudice ad accogliere la richiesta di sospensione del procedimento. Parti offese sono il Comune di Pescara, la Regione Abruzzo e il ministero dell'Ambiente.
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