Inquinamento, Di Properzio sotto inchiesta

Contestata agli imprenditori Sabatino e Lorenzo la contaminazione dell’area intorno al deposito di oli minerali in via Raiale
PESCARA. Tre avvisi di garanzia per inquinamento ambientale e gestione illecita di rifiuti, sono stati notificati nei giorni scorsi agli imprenditori Sabatino e Lorenzo Di Properzio e all'ingegnere ambientale Giovanna Brandelli che nel febbraio del 2017, per conto dell'amministratore delegato e del presidente del cda della Abruzzo Costiero, redasse il piano di caratterizzazione della zona.
Secondo l'accusa, i tre indagati avrebbero cagionato un disastro ambientale dovuto a inquinamento e alla contaminazione dell'area interna ed esterna dello stabilimento della società che gestisce un deposito di oli minerali nella zona industriale di Pescara, in via Raiale: una zona a ridosso del fiume Pescara e dell'aeroporto. Gli avvisi sono contestuali a una richiesta di incidente probatorio avanzata al gip dal pm Salvatore Campochiaro che coordina l'inchiesta, affidata all'esperienza e alla professionalità dei carabinieri forestali, guidati dal colonnello Annamaria Angelozzi.
Un incidente probatorio nel corso del quale il giudice dovrà incaricare un esperto proprio per accertare, con una mirata perizia ambientale, lo stato di contaminazione dell'area, le sue caratteristiche, le ragioni e l'epoca della contaminazione e le eventuali responsabilità degli indagati o anche di altre persone. Un passaggio dunque importante ai fini dell'inchiesta visto che, secondo la proprietà, eventuali problemi si sarebbero sì verificati, ma circoscritti comunque all'interno dell'area dello stabilimento.
Le indagini finora condotte, nate anche dai riflettori accesi sulla vicenda dagli ambientalisti del Forum H2O e della Stazione Ornitologica che, studiando le carte hanno scoperto che l'impianto è situato in una zona a massimo rischio di esondazione del fiume, avrebbero invece stabilito, almeno così sostiene l'Arta, che la contaminazione a carico delle acque sotterranee non sia solo contenuta all'interno dei confini del sito.
Questo sulla base di analisi e relazioni tecniche eseguite sempre dall'Arta, ma anche sulla scorta di altre circostanze come quella, ad esempio, che la società avrebbe evitato di coinvolgere la stessa Arta nel contraddittorio. E anche quando quest'ultima venne interessata dal Comune, che in questo procedimento è parte offesa insieme al ministero dell'Ambiente, l’Abruzzo Costiero, il 29 gennaio 2017, e dunque soltanto tre giorni prima dei previsti campionamenti, avrebbe comunicato un nuovo potenziale rischio di inquinamento, causato da un'esondazione del fiume Pescara nel gennaio 2017. Ma secondo il Comune quella esondazione non interessò l'area in esame.
E poi ci sarebbe anche un'altra circostanza sulla quale sta facendo luce l'indagine: e cioè che il 12 gennaio scorso la società avrebbe prodotto un report di caratterizzazione dove venivano indicate delle indagini ambientali non corrispondenti a quelle presentate nel Piano di caratterizzazione del 24 febbraio 2017, come avrebbe segnalato la stessa Arta nel marzo del 2018. E dunque circostanze che soltanto una perizia potrà chiarire.

