Inquinamento fiume Pescara Richiesto il processo per undici

Sott’accusa gli interventi di costruzione e gestione degli impianti del depuratore cittadino Tra i reati, figura anche quello per lesioni a «bagnanti di minore età» come conseguenza non voluta
PESCARA. La procura di Pescara chiude l'inchiesta sull'inquinamento del fiume Pescara e deposita la richiesta di processo per i nove personaggi coinvolti nel procedimento ai quali si aggiungono due società come persone giuridiche (Aca e la società Arte della macellazione).
A rischiare il processo sono dunque Pierluigi Caputi, in qualità di commissario unico straordinario degli Enti d’ambito della Regione Abruzzo fino all’aprile del 2016; Ezio Di Cristoforo, amministratore e legale rappresentante dell’Aca dal 2008 al 2013; Bartolomeo Di Giovanni quale direttore generale e responsabile dei settori progettazione e depurazione dello stesso ente acquedottistico; Lorenzo Livello, direttore tecnico; Giovanni Di Vincenzo, legale rappresentante dell’Ati Di Vincenzo-Biofert; Alessandro Antonacci, dirigente tecnico dell’Ato 4 pescarese e responsabile unico del procedimento; Giuliano D’Alessio, presidente del cda della società “Macellatori Teatini Società Cooperativa”, che ha gestito il mattatoio pubblico di Pescara fino al 2016; Mario D’Alessio e Francesca Gagliardi, rispettivamente direttore del mattatoio e amministratore unico della società “L’arte della macellazione”. Il sostituto procuratore Andrea Papalia, titolare dell’inchiesta, ha poi deciso di stralciare tre posizioni che sono quelle di Vincenzo Di Baldassarre, amministratore dell’Aca dal 2013 al 2016; Luciano Di Biase, commissario straordinario degli Enti d’ambito della Regione Abruzzo; Mario Adorante, responsabile tecnico della società Di Vincenzo Dino e C.
Le accuse contestate a vario titolo vanno dall’inquinamento ambientale alla gestione illecita e deposito incontrollato di rifiuti, dall’inadempimento e frode nelle pubbliche forniture alle lesioni come conseguenza di altro delitto, dai plurimi sversamenti fino alla responsabilità amministrativa di persone giuridiche a seguito di reato. Nel luglio dello scorso anno la Procura fece scattare anche il sequestro di 26 scolmatori di piena dell’impianto fognario di Pescara e dell’impianto di depurazione e del relativo scarico del mattatoio comunale. Una inchiesta piuttosto complessa che è stata seguita a livello di indagini dai carabinieri forestali, dalla guardia costiera e dalla guardia di finanza e che rese necessarie anche due consulenze tecniche per approfondire una serie di aspetti anche di carattere ingegneristico, idraulico e chimico-biologico.
Nel capo di imputazione, riguardo alla frode nelle pubbliche forniture, la procura contesta a Di Vincenzo, Caputi e Antonacci di aver abdicato «del tutto ai loro compiti e doveri istituzionali, dolosamente omettendo di esercitare il dovuto controllo e la dovuta sorveglianza sull’andamento della Convenzione per la concessione degli interventi di costruzione e gestione per 23 anni degli impianti del depuratore di Pescara stipulata in data 29 marzo 2006 tra l’Ato e Di Vincenzo-Biofert, e commesso frode nell’esecuzione del suindicato contratto, non realizzando gran parte degli interventi previsti in progetto né eseguendo opere e lavori gravanti sull’appaltatore (ati Di Vincenzo-Biofert)». «Per effetto di questo inquinamento ambientale», si legge ancora nell’imputazione in relazione al reato di lesioni personali, «derivavano, quali conseguenze non volute, lesioni personali a bagnanti di minore età», tra cui due bambini colpiti da impetigine e gastroenterite batterica. Dopo l’avviso di conclusione delle indagini, l’imprenditore Giovanni Di Vincenzo chiese di essere interrogato, spiegando le proprie ragioni circa i contestati ritardi dei lavori: «Non mi sento in alcun modo responsabile», disse al pm Papalia, « per le carenze infrastrutturali dell'impianto. Sono stato impossibilitato a fare i previsti lavori per una serie di circostanze e soprattutto per i lunghi sequestri a cui il depuratore è stato sottoposto negli anni». Adesso la parola passa al giudice per l’udienza preliminare.
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