«Insultato e perseguitato dal mio ex socio in affari»

22 Ottobre 2016

Imprenditore pescarese della nautica denuncia alla magistratura di essere vittima di stalking: sono stanco di avere paura, da quattro anni vivo un inferno

PESCARA. Perseguitato in tribunale con un centinaio di denunce e procedimenti a suo carico per appropriazione indebita ed estorsione, quasi tutti archiviati, altri in corso. Insultato pesantemente sui social a ogni ora del giorno e della notte; minacciato per strada davanti alla moglie e ai figli piccoli; ingiuriato telefonicamente; inseguito con l'auto per le vie della città; perquisite periodicamente, dalla polizia giudiziaria e dalla guardia costiera, le sue abitazioni alla ricerca di beni, oggetto di denuncia da parte dell'accusa.

È l'inferno in cui vive da quattro anni un imprenditore pescarese del settore nautico, M. C., 43 anni, che si sente vittima di stalking e, su questa base, ha ripetutamente denunciato per persecuzione, diffamazione, minacce e ingiurie, un ex socio in affari, anche lui pescarese. Nei giorni scorsi, dopo aver chiesto aiuto alla trasmissione televisiva Le Iene, è stato intervistato dal giornalista Andrea Agresti che porterà il caso sulle reti nazionali. L'imprenditore – «stanco di vivere nella paura e nell'ansia che possa accadere qualcosa a mia moglie e i miei bimbi di un anno e mezzo e tre anni e a me – si appella alla magistratura per «avere giustizia e fermare il circolo vessatorio e la conseguente pressione psicologica a cui è sottoposta la mia famiglia da anni».

Dopo una ventennale amicizia tra i due, l'imprenditore, dietro richiesta del suo ex socio, avvia con lui una collaborazione professionale riguardante una serie di progetti di compravendita di attrezzature nautiche. Fa investimenti e anticipa notevoli somme di denaro al suo collaboratore. «Ma dopo poco tempo», racconta il professionista in lacrime, «cominciano a contattarmi i suoi creditori e scopro che ha debiti ovunque oltre a una valanga di procedimenti giudiziari pendenti per reati vari, tra cui frodi alle industrie, stalking, calunnia. Inoltre è sempre riuscito a ottenere leasing per migliaia di euro, con molta facilità. Io stesso divento creditore senza rendermene conto. Decido, quindi, di chiudere la collaborazione ma, incredibilmente, cominciano ad arrivarmi a casa diverse denunce per estorsione, truffa e appropriazione indebita. A quel punto, mi difendo controdenunciando e invio la documentazione alla polizia postale a alla procura. Contemporaneamente cominciano gli insulti e le ingiurie sui social e al telefono, le continue minacce in mezzo alla strada davanti ai bambini e a decine di sconosciuti, gli inseguimenti e i lampeggiamenti con la sua macchina per le vie della città, tutto da me rigorosamente documentato in una stanza di casa, diventato un archivio giudiziario. È una persecuzione quotidiana che gli atti giudiziari, finora, non sono riusciti a fermare. La mia vita, e quella delle persone intorno a me, è un inferno. Cerco di uscire di casa il meno possibile per non incontrarlo, cerco persino di non farmi fermare dalle pattuglie delle forze dell'ordine perché dai terminali uscirebbero imbarazzanti accuse a mio carico da cui sto cercando, invano, di difendermi da anni. Come potrò, un giorno, spiegare a mio figlio che io non sono un mafioso o un truffatore, accuse che mi vengono, invece, rivolte continuamente?».

L'imprenditore è alla disperazione, si sente «in trappola, non riesco più a lavorare, passo il tempo sulle carte per cercare di trovare una strada per uscire da questo incubo». Non si sente tutelato dalla legge: «Mi devo impiccare per smuovere la magistratura che non prende atto delle mie denunce e non fa nulla per fermare questo genio del male, impunito, che infanga il mio nome e quelli di tantissime altre persone, istituzioni giudiziarie comprese, attraverso i social, tutti i giorni? Non ce la faccio più, mi appello alla procura per chiedere l'allontamento di questa persona e il divieto di comunicare sui social accuse infamanti e infanganti, prima che sia troppo tardi» chiude l'imprenditore che più volte ha «pensato anche al suicidio. Mi ferma solo il pensiero dei miei figli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA