Internet, la terza rivoluzione industriale e l’era dei “prosumers”

6 Settembre 2014

L’economista autore del saggio “La società a costo zero” ipotizza la nascita dei produttori-consumatori di ogni bene

di Valentina Barbieri

MANTOVA

Si è presentato ieri all’hotel Rechigi prima di pranzo. Oggi lo attende il tutto esaurito, alle ore 14.30, in piazza Castello. L’economista statunitense Jeremy Rifkin, protagonista della giornata di oggi al Festivaletteratura di Mantova, sa di averla detta grossa, nel suo ultimo libro “La società a costo marginale zero” (Mondadori 2014, 504 pagine, 22 euro): «Entro il 2050 il capitalismo cederà il posto ad un nuovo paradigma economico: il commons collaborativo».

. Professor Rifkin, come fa ad esserne così certo? La Terza rivoluzione industriale è già in atto e noi non ce ne stiamo accorgendo?

«È proprio così. Quella che io ho definito la terza rivoluzione industriale sta già permeando ogni settore produttivo e noi stiamo vivendo tutto ciò in modo parzialmente inconsapevole. Intendo dire che Internet ha mosso delle potenzialità incredibili. È entrato nelle comunicazioni, nell’energia e nella logistica, rendendo i costi marginali (cioè quelli non fissi) tendenti allo zero».

Si tratta del cosiddetto “Internet delle cose” (Idc).

«Esattamente. L’internet delle cose, nell’arco di pochi decenni, collegherà ogni cosa con tutti in una rete globale integrata. Miliardi di sensori sono già stati collegati in giro per il mondo. In questo modo, un flusso enorme di big data, provenienti da risorse naturali, linee di produzione, reti elettriche e logistiche, sarà a disposizione, in modo totalmente gratuito, dei prosumers (i consumatori-produttori), ovvero di tutti noi».

Un bel passo verso la democratizzazione.

«Le dirò di più: stiamo andando verso un’epoca in cui ognuno di noi, a costi molto ridotti, si può produrre da solo cultura, oggetti, energia. In Germania, in Danimarca e in Cina, questo sta già avvenendo da anni. Basti pensare a quanti impianti solari ed eolici, a basso impatto ambientale, sono stati installati».

L’Italia a che punto è?

«Decisamente indietro rispetto al resto d’Europa. Si continua a lasciare in mano il denaro ai vecchi monopolisti. Avete potenzialità che non sfruttate. Economia antiquata, infrastrutture da ripensare, spese troppo alte per produrre un’energia destinata a scomparire. I giovani italiani hanno tutto quello che serve per riscoprirsi competitivi agli occhi del mondo. Bisognerebbe incentivarli, abbassare la pressione fiscale, puntare sul collaborativismo sociale».

Appuntamento quindi oggi alle 14,30 a Palazzo Ducale, in piazza Castello a Mantova, dove Jeremy Rifkin interverrà sul tema “L’ascesa dell’anticapitalismo” con il giornalista e presidente di Wikitalia Riccardo Luna. Ingresso 5 euro.

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