Interrogato Lacchetta: «Nessuna omissione»

Il sindaco di Farindola indagato si difende davanti al pm: errata interpretazione del Piano di emergenza
PESCARA. «Ho spiegato tutto al magistrato. Da parte mia non c’è stato alcun reato di omissione di atti d’ufficio né tantomeno di falso. Ma soprattutto voglio precisare che questa vicenda non ha alcun nesso con Rigopiano».
Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e i suoi due legali, Cristiana Valentini e Goffredo Tatozzi, sono rimasti nell’ufficio del sostituto procuratore Andrea Papalia appena mezz’ora.
Il tempo servito a Lacchetta per rispondere alle domande del pm che lo ha indagato per i due reati citati, a seguito di un esposto di tre consiglieri comunali di opposizione di Farindola, in relazione alla stesura del Piano comunale di emergenza.
I tre denuncianti contestavano al sindaco di non aver tenuto conto della Vas (la Valutazione ambientale strategica) nella stesura del Piano, e ieri Lacchetta ha tenuto a precisare al magistrato che la Vas non ha nessuna attinenza con il Piano di emergenza. Non serve per la difesa del territorio né per quanto attiene alla Protezione civile. Quindi si sarebbe trattato, in sostanza, di un equivoco dovuto alla scarsa conoscenza della materia tecnica da parte dei denuncianti. Il problema principale di questo procedimento penale ruoterebbe in sostanza, stando a quanto sostiene la difesa, intorno a un’errata interpretazione dei consiglieri comunali che non avrebbero approfondito i reali confini del Piano. Nel capo di imputazione, in relazione al reato di falso, si contesta a Lacchetta di aver messo a disposizione dei consiglieri di opposizione che ne fecero richiesta un «falso documento denominato “rapporto preliminare della Vas” comunque differente da quello originale depositato in Comune, oggetto della delibera di giunta del 5 aprile 2016».
Per la difesa non ci sarebbe stato alcun falso in quanto ai tre consiglieri, erroneamente dai tecnici dell’ufficio, e non dal sindaco, venne consegnata ai richiedenti la prima bozza della Vas che non riportava quindi i timbri con i crismi dell’ufficialità. Ma Lacchetta avrebbe sostenuto al pm che i consiglieri stessi, nella loro denuncia, hanno asserito che quel documento era diverso da quello che era stato consegnato loro nel 2016. Affermando quindi di avere già in mano quella carta per la quale chiedevano l’accesso agli atti. Non solo, ma la prima richiesta del luglio 2017, stando a quanto ha evidenziato la difesa, non era una richiesta di accesso agli atti, bensì erano delle osservazioni al Piano. Nulla di più. La richiesta venne formalizzata quattro giorni prima della riunione del consiglio comunale che avrebbe dovuto approvare il Piano, e le carte vennero consegnate ai consiglieri nel giro di pochi giorni. Lacchetta avrebbe chiarito anche il fatto che i denuncianti lamentavano l’assenza di allegati alla Vas, «ma la Vas», avrebbe detto il sindaco al pm, «non ha allegati in quanto è lei stessa un allegato al piano regolatore che non ha nulla a che fare con il Piano comunale di emergenza».
I legali di Lacchetta hanno anche annunciato la presentazione di una memoria al pm, allegando anche il verbale integrale del consiglio comunale, dove lo stesso sindaco spiegava che la Vas non ha a che fare con il Piano perché è la legge che lo dice.
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