Intreccio delle Terme Spunta un doppio no

10 Novembre 2024

I liquidatori e Marsilio: niente vendita unica per stabilimento e acqua

PESCARA. Meglio chiamarlo lo strano intreccio di Caramanico. È una storia di terme simbolo che nessuno salva e di scontri politici. Una telenovela con sei tentativi falliti per vendere lo stabilimento e l’hotel la Reserve, di basi d’asta deprezzati e del ritiro della società immobiliare Dre di Chieti Scalo dall’affidamento della concessione delle sorgenti che lascia il posto alla seconda classificata, la Virgo Holding, società di cosmetici dell’imprenditore Altair D’Arcangelo, che ha rilevato il Chieti calcio. Fino ad arrivare ai due no. Il primo della curatela del fallimento nell’incontro con Federterme. Il secondo dal presidente della Regione, Marco Marsilio.
Strani intrecci sulle terme di Caramanico su cui la procura di Pescara sta indagando. L’ultimo atto della telenovela, la determina sulla rinuncia della Dre firmata da Donato Cavallo, il direttore di Areacom, che cura i grandi appalti della Regione, è stato già acquisito.
IL PRIMO NO
Due ore abbondanti di confronto serrato, soprattutto con i curatori, andate in scena venerdì a Pescara. C’erano Marsilio, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, il consigliere delegato, Nicola Campitelli, i due curatori, il sindaco di Caramanico e i funzionari che si occupano delle concessioni. Tutti d’accordo sulla vendita in blocco unico tranne i curatori, che dicono di aver avuto separate manifestazioni di interesse in via breve per l’una o l’altra struttura. Si è affrontato anche il tema del prezzo, troppo alto. La prossima base d’asta sarà intorno agli otto milioni per tutto il complesso, ma se arrivasse nel frattempo un’offerta a sette, sempre per tutto il blocco, sarebbe subito valutata.
Il vero problema sono le concessioni per le sorgenti La Salute e Santa Croce-Pisciarello. Una, per 0,7 Lt/sec sta per essere assentita al Comune di Caramanico; l’altra, per 0,5 Lt/sec al secondo classificato della gara bandita da Areacom. In buona sostanza, chi partecipa alla settima asta per lo stabilimento e l’hotel rischia di non avere l’acqua o quanto meno di dover scendere a patti con il Comune o con il secondo aggiudicatario.
Perché è impossibile creare un pacchetto unico composto dagli immobili e le sorgenti?
IL SECONDO NO
«Mettere a gara le acque insieme allo stabilimento è impossibile a norma di legge», è la riposta secca di Marsilio.
«Già due anni fa abbiamo affrontato il problema nella speranza di poterlo risolvere. Ma né i nostri uffici, né l’avvocatura, né i curatori del tribunale sono riusciti a individuare una strada che portasse a questa soluzione. Lo sa anche il Partito democratico, che fingendo di non saperlo continua a recitare questa litania della gara unica per evidenti ragioni propagandistiche. Sono stanco di leggere una settimana sì e l’altra pure questa semplicistica e miracolistica soluzione a un problema molto complesso!», esclama il governatore.
Sì, ma perché la strada è impraticabile? Marsilio è lapidario: «La procedura fallimentare è gestita direttamente dal Tribunale e gli atti di liquidazione sono effettuati dal curatore fallimentare con procedure competitive e sulla base di stime effettuate da operatori esperti e in accordo con tribunale e creditori. La concessione delle acque invece è regolamentata con legge regionale e deve essere rilasciata nel rispetto del codice degli appalti. Diversi sono i soggetti protagonisti delle procedure pubbliche (Tribunale/curatore fallimentare/creditori da un lato; stazione appaltante e concorrenti partecipanti ad una gara pubblica dall’altra). La questione è talmente chiara e pacifica che ci è stata chiarita a voce in tutte le riunioni che abbiamo fatto. Basta aver studiato un po’ di diritto…».
LA REPLICA DI BLASIOLI
«E no, caro Marsilio, lei governa questa Regione da sei anni, e lo stallo sulle terme di Caramanico si protrae ormai da molto tempo», ribatte Antonio Blasioli, consigliere regionale del Pd.
«Dati alla mano, la soluzione di svincolare i beni oggetto del fallimento dalle acque termali non sta producendo risultati concreti e lo scrive anche Areacom nella sua determina (quella acquisita dalla procura, ndr). Semmai sta ritardando la riapertura dello stabilimento termale e provocando danni ingenti all’interno comprensorio della Maiella e ai creditori, tra cui lo stesso Comune di Caramanico, che vanta oltre 2 milioni di euro. Se Marsilio ha già una ricetta efficace», incalza il dem, «è bene che la comunichi ai cittadini e noi faremo la nostra parte in maniera costruttiva. Quanto alla nostra proposta di riunire in unico soggetto beni immobili e concessione delle acque, diversamente da quanto asserito da Marsilio, a noi non risulta che sia preclusa dalla legge. È superabile la partecipazione all’asta. Ricordo che la Regione dispone di enti strumentali utilizzati per esempio per il caso Naiadi (la Fira, ndr) e lo stesso Comune di Caramanico potrebbe essere valutato».
ANDIAMO ALLA VIGILANZA
«Chiederò l’urgente convocazione della Commissione vigilanza affinché il caso venga discusso su un tavolo più ampio a cui dovranno essere chiamati anche i sindaci del comprensorio», annuncia l’altro consigliere regionale del Pd, Antonio Di Marco, «è necessario capire perché si è scelta la via più difficile».
E ancora: «Chi governa non può decidere nelle segrete stanze. La riunione con Federterme e la curatela poteva essere un buon inizio, se solo fosse stata più aperta. Il passo indietro del soggetto che si era aggiudicato la sorgente è una non notizia, era prevedibile che accadesse senza garanzie e visione sul resto. Il vero grande scoglio», conclude, «è capire le ragioni della scelta delle aste separate e se Marsilio ha voglia di interagire con i liquidatori per condividere una strategia unitaria».
SOSPIRI CONTROREPLICA
«C’è poco spazio per le strumentalizzazioni e le polemiche sterili che non forniscono alcun contributo di riflessione». Così afferma il presidente del Consiglio, Sospiri. «Abbiamo sempre creduto nell’efficacia dell’azione della Regione Abruzzo tesa alla riapertura delle Terme di Caramanico che rappresentano un patrimonio per la nostra economia, sia sotto il profilo sanitario che turistico – sottolinea -. Abbiamo lavorato ogni giorno per difendere l’intero complesso e i posti di lavoro, abbiamo seguito passo dopo passo le vicende che interessano la struttura e il nostro progetto di rilancio e rinascita che ha superato anche il giudizio dei Tribunali amministrativi. Ma l’attuale momento di impasse», rimarca, «non è certo attribuibile al Governo regionale che, a differenza di quanto sostenuto dal consigliere Di Marco, sta semplicemente applicando la legge per quanto riguarda l’esecuzione di gare d’appalto separate per la gestione delle acque termali, per lo stabilimento e per l’hotel. Lo sa bene il sindaco di Caramanico coinvolto in tutti i processi decisionali e al corrente di ogni passaggio che stiamo compiendo puntando all’obiettivo finale, ovvero alla restituzione del complesso al territorio». E si passa alla prossima asta. La settima.
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