Invalido cerca casa: da 4 anni vive in camper

Appello di un 62enne vittima di un incidente sul lavoro nel 2007: «Voglio solo ritrovare la mia dignità»
PESCARA. «Voglio solo ritrovare la mia dignità, una casa e un lavoretto per poterla pagare». Mario Cipollone, 62 anni di Pescara, da quattro anni vive in un camper, sotto il cavalcavia nella zona di Villaggio Alcyone, quasi al confine con Francavilla al Mare. L’incubo, raccontato nel servizio di Rete 8 realizzato da Antonella Micolitti, è cominciato nel 2007 con un terribile incidente sul lavoro. Negli anni, in una catena di drammi e accadimenti negativi, perde prima l’occupazione, poi la moglie, fino alla casa.
«Sembra quasi che io sia predestinato alle sfortune», dice. «Sono un pescarese doc, di Borgo marino sud», sottolinea orgogliosamente. Divorziato, con due figli, Daniele 29 anni e Gianluca di 25, Cipollone lavorava per una cooperativa per conto di Attiva, la società di gestione rifiuti. La notte del 23 maggio 2007, mentre è in servizio, viene tamponato violentemente da un’auto.
«Ho riportato fratture dietro la colonna vertebrale, di otto costole, dello sterno. Sono stato costretto per 60 giorni, a letto immobile». Dopo aver indossato per sei mesi un busto d’acciaio, Cipollone a febbraio dell’anno successivo all’incidente torna al lavoro, ma i dolori e soprattutto il trauma subito lo portano a perdere il posto. Nel frattempo, anche il suo matrimonio naufraga.
«Ancora oggi», spiega, «non riesco a guidare di notte e mi vengono attacchi di panico, soprattutto quando vedo luci di auto dietro di me. Ho provato a fare qualche piccolo lavoro, ma non ce la faccio perché ho problemi alle gambe, alla schiena, alle mani».
Eppure, Mario si sente un miracolato. «Nel 2009», ricorda, «sono stato in viaggio a Gerusalemme, per andare a ringraziare il Signore per avermi salvato da quel terribile incidente». Cipollone, grande tifoso del Pescara Calcio, percepisce ogni mese 435 euro di reddito di cittadinanza e vive da quattro anni nel camper acquistato con qualche piccolo risparmio.
«Sono completamente da solo», spiega, «da due anni non c’è più nemmeno Diana, il mio meraviglioso pastore tedesco che è stata insieme a me per quasi 13 anni. Non ho riscaldamento e i servizi igienici non funzionano. Questa non può essere vita, eppure in Comune hanno risposto che poiché il mezzo ha le ruote e l’assicurazione, allora può essere abitabile».
La scorsa estate Cipollone ha bussato alla porta dell’ente, trovando ascolto nell’assessore Isabella Del Trecco. «È stata disponibilissima», racconta, «e mi ha fatto fare la richiesta di residenza, poiché io risulto senza fissa dimora. Sto aspettando che qualcuno dagli uffici arrivi per verificare dove effettivamente abito e poi spero che possano darmi un aiuto. Anche uno di questi lavori collegati al reddito di cittadinanza. I residenti della zona mi aiutano, così come anche i miei figli, la mia unica famiglia, fanno quello che possono, ma io non voglio pesare sulle loro spalle. Una volta una signora mi ha portato un dolce», ricorda, «e mi ha commosso tantissimo, ma io davvero non chiedo nulla a nessuno. Voglio solo dignità».
Dignità. Mario Cipollone ripete continuamente questa parola, valore imprescindibile per la sua vita. «Ogni giorno è una continua umiliazione. Mi faccio forza solo pensando che ci sono tante altre persone che hanno ancora di meno di me e allora ringrazio il Signore per quel poco che ho», conclude Mario, «però spero davvero che la politica la smetta di ignorarmi e finalmente intervenga, e mi aiuti a trovare una piccola casa e un lavoro».
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